Dismissioni: nel progetto da 500 milioni della Romeo figura come potenzialmente cedibile anche l'Asilo Filangieri Villa Ebe Villa Ebe NAPOLI Vendere parte del patrimonio immobiliare per far cassa. Alienare case, interi edifici e anche palazzi storici per incassare poi l'Imu. Ma dismettere pure per risparmiare tanti soldi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Si ragiona su queste tre basi al Comune di Napoli dove il sindaco de Magistris, il capo di Gabinetto, Auricchio, l'assessore al Patrimonio, Tuccillo, e quello al Bilancio, Palma, ragionano sul Piano di dismissione redatto dal gestore «Romeo» e che potrebbe portare nella casse qualcosa come 485 milioni di euro da qui al 2016. Se così fosse, si tratterebbe di soldi che servono da morire al Comune di Napoli, sia nel caso in cui «accettasse» il decreto salva-Napoli; sia, forse anche di più, nel caso in cui il sindaco decidesse di andare avanti senza accettare aiuti (pochi, per la verità) di Stato. In entrambi i casi, comunque, il Patrimonio immobiliare del Comune diventa determinante per risollevare le finanze di Palazzo San Giacomo che ha pochi soldi ma addirittura 65.000 beni unitari fra case, pertinenze, grandi complessi, terreni e appartamenti del patrimonio disponibile. Le dismissioni, del resto, son una leva che per primo il governo sta valutando per rilanciare l'economia e far cassa. Il ragionamento che si fa a piazza Municipio ricalca quindi quanto è stato già fatto da qualche mese a questa parte, da quando cioè è decollata la dismissione che ha significato vendere 2.700 alloggi per un valore di 108 milioni. Ma questa è stata la fase uno, quella servita per verificare la percorribilità di una dismissione in una città (povera) come Napoli. Ma proprio il successo dell'operazione deve aver convinto il Comune di Napoli a riflettere su una possibile fase due; fase che comprenda beni che via via spuntano fuori in un elenco che è sterminato, come Villa Ebe alle Rampe di Pizzofalcone (stimate 3 milioni e 300 mila euro), struttura di Lamount Young danneggiata anni fa da un incendio. Eppoi l'ex ufficio dell'Annona alle Rampe Brancaccio (3,4 milioni); l'ex Asilo Filangieri (10 milioni); villa De Luca in via Nuova San Rocco (2,5 milioni); villa Medusa a Pozzuoli (5 milioni); l'ex Patronato Scolastico alla salita Montagnelle (6,6 milioni); l'ex convitto Santa Maria della Fede a via San Giovanni Maggiore a Pignatelli (2,5 milioni); oppure l'ex Fonderia Corradini di via Boccaperti (7,1 milioni). Ma questi sono solo alcuni dei beni che, volendo, il Comune potrebbe dismettere (altri, di proprietà comunale e potenzialmente alienabili, individuati dalla Romeo, sono stati pubblicati ieri dal Corriere del Mezzogiorno). Perché molto importante è poi la partita della valorizzazione, cioè scelte urbanistiche che il Comune può fare finalizzate a valorizzare un suo immobile ricadente in questa o quella zona per poi rivenderlo. Anche in questo caso, parliamo di un patrimonio immenso: si ragiona su ben 2.030.637 metri quadrati esclusi gli ospedali (pure di proprietà comunale). Perché se è vero che il comune non ha soldi, è vero anche che ha 102 tra chiese (alcune delle quali sconsacrate), cappelle e conventi; 16 impianti sportivi; 67 tra circoli culturali e circoli; 34 tra caserme, biblioteche, musei e ospizi; 6 complessi polifunzionali, industriali e commerciali; 362 uffici pubblici; 49 autorimesse di proprietà; 528 scuole (alcune chiuse), centri sociali e rieducativi. Il Comune è proprietario anche di 11 sale conferenze, teatri, cinema e sale concerti. E di una ventina di sottopassaggi e stazioni. Insomma, come è ovvio, c'è di tutto. E molto potrebbe finire sul mercato, ovviamente come prevede la legge, col diritto di prelazione per chi ci abita nel caso di immobile occupato. Nel progetto che la Romeo ha consegnato al Comune si legge quindi che «appare evidente che laddove un tale processo valorizzativo in chiave economica riguardasse anche una percentuale minima della consistenza immobiliare si potrebbero venire a determinare ingenti ulteriori ricavi per l'amministrazione». L'esempio è interessante: «Anche il solo 5 per cento scrive Romeo della consistenza patrimoniale, pari a circa 100 mila metri quadrati, se valorizzato in chiave economica a valori di mercato potrebbe produrre ricavi dell'ordine di 200300 milioni». Cifre che stano facendo riflettere in molti al Comune e che potrebbero diventare determinanti per scongiurare sia la bancarotta che il commissariamento del governo.
NAPOLI - Comune, c'è anche Villa Ebe tra i beni che si possono vendere
Il Comune di Napoli sta valutando la possibilità di dismettere parte del suo patrimonio immobiliare per incassare fondi. Il piano di dismissione, redatto dal gestore Romeo, prevede la vendita di beni come case, interi edifici e palazzi storici, con l'obiettivo di incassare 485 milioni di euro da qui al 2016. Il patrimonio immobiliare del Comune è vasto, con oltre 65.000 beni, tra cui case, pertinenze, grandi complessi, terreni e appartamenti. Le dismissioni potrebbero essere una leva per rilanciare l'economia e far cassa, ma potrebbero anche portare a problemi di occupazione e di valorizzazione urbanistica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo