IL CASO. Da un lato gli eccezionali rinvenimenti in corso Fogazzaro, dall'altro l'oblio nella campagna proprio dove piloni e arcate sono più visibili Le antiche pietre dell'acquedotto in mezzo a rovi e rifiuti: c'è persino un pneumatico abbandonato Vicenza. Se le luci, anche in senso figurato, sono date dai 12 basamenti di pilastri rinvenuti in corso Fogazzaro e mostrati alla stampa non più tardi di due giorni fa, le ombre sull'acquedotto romano si allungano invece proprio laddove piloni e arcate sono maggiormente visibili, vale a dire in Lobia. Qui, l'opera più imponente della romanità - 6.750 metri di lunghezza e 900 arcate a sostenere la canaletta, come ricorda il recente e splendido "Vicenza Romana" anche nella copertina - ha la sua sezione più estesa (6-7 volte) costituendo il sito archeologico a cielo aperto più importante della città. Sembra quasi una stampa settecentesca di Roma e a rafforzare la sensazione, purtroppo, lo stato di abbandono del manufatto, che reca visibili i segni del degrado. Al punto da spingere il consigliere comunale Sandro Guaiti ad una interrogazione a fine luglio. ROVINE IN DISCARICA. Scrive l'esponente del Pd: «I resti dell'acquedotto romano, già oggetto di restauro precario effettuato circa 1520 anni fa, versano oggi in condizioni di degrado sia sotto il profilo ambientale (spesso sono ricoperti da una folta vegetazione) che manutentivo. Infatti, tali resti si stanno lentamente sgretolando e se nessuno interviene la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente». Aggiungendo: «La strada bianca di accesso ai resti dell'acquedotto romano è quasi sempre piena di grosse buche». Bisognerebbe intervenire, al riguardo lo studio "Vetera" di Gabriele Zorzetto ha già fatto conoscere la propria disponibilità ad un intervento a costi contenuti per restaurare e consolidare le splendide strutture. Ridotte oggi, a quanto segnalato, pure a deposito improprio da parte dei proprietari, che vi appoggerebbero attrezzi agricoli ed altro. Per inciso, il documento di Guaiti ad oggi non ha ancora ricevuto risposta. «Ma la settimana prossima dovremmo avere un incontro con il privato per discuterne». Un primo passo o un buco nell'acqua? Roberto Luciani
VICENZA - L'acquedotto romano tra rovi e rifiuti
In corso Fogazzaro, Vicenza, sono stati trovati 12 basamenti di pilastri dell'acquedotto romano, che sono stati mostrati alla stampa. Tuttavia, l'opera più imponente dell'acquedotto, con 6.750 metri di lunghezza e 900 arcate, si trova in Lobia, dove è visibilmente degradata. La strada di accesso è piena di buche e i resti sono spesso coperti da vegetazione. Il consigliere comunale Sandro Guaiti ha richiesto un intervento per restaurare e consolidare l'acquedotto, e ha contattato un privato per discutere del progetto.
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