Il caso Portati via due computer. I ladri agevolati dai ponteggi. Cassese: "La burocrazia ci ha bloccati e il palazzo non è difendibile" È il settimo furto. Il direttore contro provveditorato e soprintendenza QUESTA volta è toccato a due monitor di computer, neppure nuovi di zecca. Ma il settimo furto all'Accademia di belle arti dimostra che l'edificio tutto in tufo di Errico Alvino avvolto su tre lati da ponteggi di lavori infiniti, è preda continua di facile saccheggio. Il penultimo ingresso dei ladri, quattro giorni prima di sabato notte, quando qualcuno ha dato l'allarme e la polizia è arrivata in forze. L'altroieri la polizia è stata velocissima, ha svegliato la custode perché la telefonata dei vicini, arrivata alle 3.45 al 113, parlava di qualcuno che camminava sugli anditi dell'Accademia. Sono arrivati in tempo, i ladri erano appena fuggiti col magro bottino. Ma poteva andare peggio. Il direttore Giovanna Cassese denuncia una situazione che ha dell'assurdo. «Un nuovo furto nella totale indifferenza del Provveditorato alle opere pubbliche e della soprintendenza ai Beni architettonici, gli enti preposti alla salvaguardia dei beni culturali e demaniali. Questa volta è stata una cosa da poco, ma la volta scorsa avevano già messo mano ai reperti e alle opere che l'Accademia custodisce nel museo: due coppette antiche, una delle quali è stata trovata rotta sul davanzale del finestrone da cui sono scappati, e due calchi di medaglie del novecento». La direttrice punta il dito sui ponteggi: «Un paradosso: sono messi a salvaguardia dei passanti, perché dalle facciate si staccava l'intonaco. Ma da un anno e quattro mesi quei ponteggi, pagati a peso d'oro dalla Provincia a una ditta che non sappiamo quale sia, non vengono rimossi». Il problema? Lavori con fondi Cipe stanziati dalla Provincia per 2 milioni e 500 mila euro, che non terminano. Ma dall'Accademia hanno chiesto risposte che non sono mai arrivate, né da piazza Matteotti, che si deve occupare della manutenzione ordinaria, né dal Provveditorato a cui spetta quella straordinaria e neppure da Palazzo reale che ha l'alta sorveglianza sui progetti, mentre dei beni mobili è tenuta a occuparsi l'altra soprintendenza, quella del Polo museale speciale. Ma quest'ultima si è preoccupata di conoscere le sorti dell'Accademia dopo ogni furto, non così per Provveditorato e Palazzo Reale: da qui, prima della fine del mandato del soprintendente Gizzi, era arrivato un altolà ai lavori, con la richiesta addirittura di un nuovo ulteriore rilievo delle facciate. «La burocrazia ci ha bloccati e il palazzo non è difendibile. Alvino lo progettò con 190 finestre e finestroni, non basterebbero le telecamere e gli allarmi. Al nuovo soprintendente, Cozzolino, abbiamo scritto appena insediato, ma non è mai venuto qui. Al provveditorato non ci rispondono neppure più al telefono ». Beni culturali e monumentali abbandonati a se stessi e alle incursioni dei ladri. In una città dove la cultura conta zero o poco più. «È una zona buia e degradata - continua Giovanna Cassese, demoralizzata - potrebbe essere un quartiere delle arti, un'altra Montmartre, frequentata com'è ogni giorno dai nostri 1500 studenti, da quelli del Conservatorio e dai turisti. Ma la Galleria Principe di Napoli è un campo di calcio e di sera le strade sono terribilmente buie. Se non c'è attenzione a livello urbanistico, la situazione può solo peggiorare».