IL DIBATTITO. Il convegno promosso dagli Amici di Castelvecchio rilancia la sfida per salvare dal degrado il nostro patrimonio Rete di musei con la collaborazione pubblico-privato. Per attirare risorse e gestire in modo virtuoso Mettere in rete la cultura, per farne un motore «turbo» di civiltà, economia, turismo, occupazione e sviluppo sociale. Come? Con un polo museale veronese, per siti espositivi e monumenti visitabili, come l'Arena o il Teatro Romano. Da gestire in forma mista pubblica-privata. Coinvolgendo Comune, Stato, ma anche fondazioni, fra cui quelle di origine bancaria, istituti di credito, imprenditori, categorie economiche, singole persone o associazioni. Ma perché questo progetto? «Per evitare la nostra Pompei quotidiana, quindi un degrado di monumenti e beni, a cui non si riesce più a far fronte per mancanza di soldi e di personale. È necessario dunque trovare forme di collaborazione tali da valorizzare, attraendo risorse da gestire in maniera mirata, il nostro grande patrimonio artistico, monumentale e archeologico». Non usa mezze misure l'imprenditore Giuseppe Manni, presidente dell'associazione Amici di Castelvecchio e dei Civici musei d'arte di Verona, nel lanciare la sua proposta-provocazione al convegno «Museo e città. Nuovi scenari tra pubblico e privato», promosso nel ventennale di fondazione dall'associazione, nella sala Unicredit. Moderatore Marco Carminati, giornalista del Sole-24 Ore che ha lanciato il Manifesto per la cultura. L'IDEA degli Amici di Castelvecchio è di concentrare la gestione e promozione del patrimonio museale-monumentale. Un esempio viene da Bologna, come ricorda Fabio Roversi Monaco, già rettore dell'Università e ora presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, che gestisce otto poli museali, con funzioni e specializzazioni diverse, di cui cinque proprietà dalla fondazione stessa e tre gestiti in concessione. «L'idea innovativa», precisa Roversi Monaco, «è però realizzare un museo diffuso, utilizzando nuove tecnologie, capaci di attrarre i giovani, e ponendo al centro la stessa città di Bologna, con la sua storia e cultura». A Venezia Gabriella Belli, già direttrice del Mart di Rovereto, dirige la Fondazione Musei Civici, responsabile di 11 musei e del Palazzo ducale (dove si paga, per entrare) che su 2,2 milioni di visitatori nelle sedi museali ne assorbe il 75 per cento, anche se l'obiettivo è arrivare a 50 a 50, incrementando i musei. «Per gestire il patrimonio pubblico serve certezza degli investimenti pluriennali, continuità nella governance delle fondazioni, almeno per cicli quinquennali, regole certe e chiare sul ruolo degli amministratori e poi programmazione», dice. «E il fatto che le fondazioni o i privati destinino risorse alla cultura, non significa che il pubblico debba rinunciare a investire risorse». Per gestire il patrimonio culturale pubblico occorre però mettere insieme le forze, come illustra Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare e della Fondazione Giorgio Zanotto e consigliere della stessa Fondazione Musei Civici di Venezia. «Una cogestione e compartecipazione alle scelte fra istituzioni pubbliche e soggetti privati o le fondazioni, alcune delle quali sono private ma comn membri nominati dal pubblico, è però di là da venire», spiega, citate iniziative di sostegno finanziario alla cultura e all'arte condotte dalla Banco in forma diretta, «ma il modello da seguire è quello dell'offerta integrata, come a Venezia. A Verona, quindi, il museo di Castelvecchio potrebbe essere gestito insieme alla Casa di Giulietta». La veste giuridica, per creare un polo museale può essere scelta fra molte possibilità, dice Giovanni Sala, vicepresidente della Fondazione Cariverona, presieduta da Paolo Biasi. «I modelli di fondazione sono numerosi», dice, «fra cui quelle di origine bancaria, come Cariverona, che alla cultura ha destinato 366 milioni in 10 anni, e poi ci sono quelle "di partecipazione", dove però è necessario che oltre alle idee, i soci mettano risorse. In questo senso la Fondazione Arena, già ente lirico, non ha attratto molte risorse private». UN POLO museale, dunque? «Verona per la gestione della cultura già porta avanti forme di collaborazione fra pubblico e privato», dice Paola Marini, direttrice dei Musei d'arte e monumenti di Verona. «Resta il fatto che le risorse pubbliche per la cultura negli ultimi 10 anni, in Italia, sono state dimezzate rispetto invece all'aumento di un terzo dei soldi spesi dalle famiglie per la cultura». Cariverona dà al Comune oltre due milioni l'anno per le iniziative culturali, il Comune ci mette 1,4 milioni. Verona, ricorda, «è stata pilota anche per Chiese vive, cioè le visite a pagamento in alcune chiese, e nelle convenzioni con il volontariato per gestire il patrimonio». La sfida del polo museale è lanciata (e-mail: amicidicastelvecchiotiscali.it per dare idee). Gli attori in campo la raccolgono. Enrico Giardini