L'urbanista Borri promuove la proposta del Comune: "Due volte utile" «NON posso che trovarla una buona idea. Si metterebbe finalmente in campo il recupero di un bell'esempio di archeologia industriale nel cuore della città». L'ipotesi che l'ex manifattura tabacchi possa ospitare un nuovo e definitivo polo per la giustizia incontra il plauso dell'urbanista Dino Borri. Sotto il profilo architettonico quali sono le valenze del complesso? «È come se si trattasse di una replica in scala ingrandita, nonché in stile più classico e monumentale, dei tabacchifici salentini dell'Ottocento. L'ex manifattura barese, in effetti, completava un sistema produttivo piuttosto interessante, dedicato com'era alla lavorazione del tabacco di tipo orientale che veniva prodotto in Terra d'Otranto. Senza contare che la vicinanza con il tribunale civile consentirebbe un funzionamento in piena sinergia dei due plessi». Una scelta strategica, insomma. «Una buona scelta, ribadisco. La stessa breve distanza col tribunale sarebbe solo un vantaggio rispetto alla ricaduta ambientale, determinando una riduzione della mobilità automobilistica sia verso la Procura che verso gli uffici del giudice di pace». Ha qualche idea rispetto agli investimenti per il restauro? «Almeno fra i 2mila e 3mila euro al metro quadro per un edificio "speciale", come deve essere un tribunale. Il che vuol dire una partita che può oscillare dai 50 ai 75 milioni di euro, arredi a parte visto che la superficie di cui si parla è presumibilmente di circa 25mila metri quadri, dal momento che l'altra metà è occupata dal mercato comunale». Dal punto di vista della ricaduta sociale, invece? «Assolutamente positiva. Segnerebbe l'affacciarsi di una iniziativa pubblica in una rivitalizzazione del quartiere Libertà finora realizzata, e per fortuna, grazie all'attivismo spontaneo della multietnicità nel rione. Sarà un suk, certamente, perché mettere insieme l'austerità di un palazzo di giustizia con la vivacità irregolare di un mercato richiama l'immagine delle città del Basso Mediterraneo». Il quartiere Libertà, intanto, è comunque lo stesso luogo in cui poche settimane fa, dinanzi all'istituto Redentore, è stato vandalizzato un giardino attrezzato. «A maggior ragione il trasferimento della Procura rappresenterebbe un elemento simbolico importante. Ma la sua efficacia sarebbe maggiore se l'edificio non si blindasse, come capita sempre per i palazzi di giustizia, e lasciasse dunque i suoi grandi cortili aperti anche di notte alla comunità».