SABATO, 20 OTTOBRE 2012 LA REPUBBLICA - POLITICA-INTERNA L'intervista Il democratico Fassina: "Giovanna è una figura di prima qualità, il ministro però ci spieghi perché l'ha fatto" Melandri lascia la Camera, Pdl contro Ornaghi "Ritiri la nomina al Maxxi o lo sfiduciamo". L'archistar Hadid difende l'ex ministro ROMA Arriva alle cinque del pomeriggio la telefonata di Giovanna Melandri a Gianfranco Fini. La deputata del Pd nominata dal ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi a capo del museo Maxxi di Roma chiama il presidente della Camera per annunciare le dimissioni. Poco prima aveva parlato con il suo capogruppo, Dario Franceschini, per comunicargli l'avvio della procedura. Così, come aveva annunciato ieri a Repubblica, cerca di parare le critiche al suo nuovo ruolo facendo un passo indietro dal Parlamento. Nel frattempo, sulle agenzie, su Twitter, in televisione, si è scatenato di tutto. Il centrodestra attacca: «Le dimissioni non bastano e non cambiano la sostanza delle cose dice Maurizio Gasparri siamo convinti che il ministro Ornaghi abbia fatto una scelta sbagliata, sia politicamente sia professionalmente ». Il presidente dei senatori pdl chiede al governo di bloccare la nomina, «altrimenti saremo costretti a opporci con vigore a questa selvaggia lottizzazione ». Lo segue praticamente tutto il centrodestra romano, oltre che sempre a Palazzo Madama il senatore Raffaele Lauro, che chiede: «Si dimettano sia Ornaghi che la Melandri». E l'onorevole Marco Marsilio, che minaccia: «Per martedì prossimo è annunciata la conferenza stampa di presentazione: se entro quella data Melandri non avrà rinunciato all'incarico e Ornaghi non ci avrà ripensato, chiederò al gruppo pdl di presentare una mozione di sfiducia contro il ministro». Ma se la linea del Pdl è stata chiara da subito, a sorpresa, ieri, è arrivata anche la critica del presidente dell'Udc Rocco Buttiglione che come Melandri è stato a capo del ministero dei Beni culturali: «Una delle riforme fondamentali di cui ha bisogno l'Italia è separare la politica dalla gestione », dice, e pur rinnovando stima e amicizia agli interessati, ritiene «non sia un esempio opportuno in questo momento nominare un parlamentare alla guida di una fondazione museale». La "neopresidente" della fondazione Uman lanciata qualche settimana fa e ora anche di quella del Maxxi, è difesa a spada tratta da alcuni colleghi di partito. Spiega Walter Verini: «Il ministro ha deciso in autonomia, un metodo da seguire sempre per scelte nelle quali i criteri devono essere quelli della capacità e delle competenze». Mentre Roberto Morassut parla di «critiche surreali e strumentali da parte del centrodestra», ricordando come siano «ben altri i casi di nomine politiche di personale incompetente, basti citare la parentopoli romana e gli scandali nel Lazio e in Lombardia». Soprattutto, Giovanna Melandri incassa il plauso dell'"archistar" che il Maxxi lo ha progettato, Zaha Adid: «Ha sostenuto con passione il progetto da quando fu creato a quando è stato completato. Sono felice sia stata nominata presidente della fondazione». Non basta, perché i dubbi scuotono lo stesso centrosinistra. Per Anna Paola Concia «doveva dire tutto prima. Dimettersi, soprattutto, tanto poi lo ha dovuto fare lo stesso». Il deputato pd riflette sull'»incapacità di leggere lo spirito del tempo. Giovanna non ha fatto nulla di illegale, ma in un momento di rivoluzione come questo cose che erano consuetudini diventano scandali». Come lei Roberto Giachetti, al 47esimo giorno di digiuno per la legge elettorale, ricorda: «Non è la prima volta che lo dico, ma sarebbe utile che si cimentasse una classe dirigente nuova, con competenze specifiche. Noi, mi ci metto anch'io, abbiamo già dato. È ora di cambiare andazzo». Al Nazareno nessuno è contento della scelta, in primis Bersani che l'ha saputa dal ministro con una telefonata, a cose fatte. Anche se, sostiene un dirigente, «che deve fare un politico? Melandri non sarà ricandidata, non avrà il vitalizio fino ai 60 anni. Accettare un altro lavoro è un suo diritto». (a. cuz.) ROMA Ci tiene a far sapere, Stefano Fassina, che di tutta questa storia il Pd non sapeva niente. Il responsabile economico del partito, uno dei componenti della segreteria di Pier Luigi Bersani, lo dice e lo ripete. «Qui non si tratta di lottizzazioni o spartizioni. Il Pd al Maxxi voleva lasciare i dirigenti che c'erano e che stavano facendo un ottimo lavoro». E quindi sì, ha sbagliato il ministro Ornaghi. E ha sbagliato Giovanna Melandri. Un doppio errore, onorevole Fassina? «La prima cosa che non capiamo, il punto fondamentale della vicenda, è perché il ministro abbia sentito il bisogno di intervenire sul Maxxi, visto che noi riteniamo fosse gestito in modo professionale e innovativo da chi c'era. E questo non lo diciamo adesso, per tirarci fuori. Matteo Orfini, che è il responsabile Cultura del partito, ma anche altri, lo dicono da sempre». Il Pd non sa nulla delle scelte di un suo deputato e del governo che sostiene? «Noi non siamo stati coinvolti. Lo dico chiaro: abbiamo appreso a cose fatte della nomina di Giovanna Melandri». La contestate? «Il primo problema riguarda la rimozione di una figura come Pio Baldi. Una mossa di cui davvero non si comprendono le ragioni». Chi ha sbagliato? «Il primo errore il ministro lo ha compiuto per l'intervento deciso. Il secondo, nel chiedere a un parlamentare di assumere il ruolo di presidente della fondazione Maxxi. Giovanna Melandri è una figura di primissima qualità, ma sul piano politico mi pare inopportuno transitare dalla poltrona di parlamentare a quella di un'istituzione come il Maxxi, un luogo che non è di responsabilità politica». Oggi ha annunciato le dimissioni. «Vorrei vedere che non lo facesse ». Tutto ciò mette in difficoltà il Pd. "Rinnovamento" e "lottizzazione" non stanno bene insieme. «Ma io le ho spiegato che il Pd è stato informato a cose fatte, e che è stata una scelta sbagliata di Ornaghi e di una scelta personale di Giovanna Melandri». Che vi danneggia? «Certo non aiuta il Pd». Qualcuno della segreteria le ha parlato? «Io non ci ho parlato, non so se qualcun altro lo abbia fatto». C'è chi mette in fila questa nomina con quella di Nicolais, ex ministro del governo Prodi, al Cnr. «Ci sono critiche fondate e critiche che non lo sono. Nicolais era un illustrissimo scienziato prima di fare il ministro, non era un parlamentare, e ha un curriculum inattaccabile. Poi cosa c'entra? Fare politica non è un crimine contro l'umanità. Io non metto in discussione la professionalità di Giovanna Melandri, ma l'opportunità politica della sua decisione».
MELANDRI - MAXXI - "Il Pd non c'entra, ma è una scelta inopportuna non si transita da Montecitorio al museo"
Il ministro della Cultura, Lorenzo Ornaghi, ha nominato Giovanna Melandri alla guida del museo Maxxi di Roma, ma lei ha deciso di dimettersi dopo solo pochi giorni. La scelta è stata criticata dal centrodestra, che ha attaccato il ministro e Melandri, chiedendo di bloccare la nomina e di sfidare il governo. Il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, ha anche criticato la nomina, dicendo che non è un esempio opportuno per la gestione di un museo. Alcuni colleghi di Melandri, come Roberto Morassut, hanno difeso la sua scelta, dicendo che non è stata una scelta politica, ma una scelta basata sulla capacità e le competenze.
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