Roma. Difende a spada tratta la sua nomina a presidente della Fondazione del Maxxi, e di fronte agli attacchi del centrodestra risponde con le vie di fatto: le dimissioni da parlamentare che Melandri ha comunicato ieri al presidente della Camera. Ma il Pdl alza il tiro e chiede la testa del ministro dei Beni culturali, Ornaghi, reo di «lottizzazione». Il vespaio sembra destinato a sgonfiarsi, anche se il Pdl (quello romano, in particolare) ce la sta mettendo tutta per tenere alta la tensione e contestare la decisione del ministro. Melandri ha disinnescato la miccia del doppio incarico, rinunciando agli ultimi mesi di legislatura per dedicarsi a tempo pieno (e a stipendio unico) alla guida del Museo nazionale delle Arti del XXI secolo (Maxxi), del quale si definisce «madre». Fu lei, infatti, nel 1999, a istituire quel museo a Roma, in qualità di ministro dei Beni culturali: «La decisione di Ornaghi è la scelta di un tecnico nei confronti di un altro tecnico», afferma respingendo le accuse d'«incompetenza» che le piovono da destra. «Siamo di fronte d un altro scandalo della più becera partitocrazia comunista», taglia corto il Pdl rincarando la dose su Ornaghi che «merita il licenziamento». Gli strali si appuntano sul presunto «riciclo» della Melandri, destinata alla «rottamazione» in base allo statuto del Pd che prevede un limite di tre mandati parlamentari. La ex-ministro, che di legislature ne ha cinque in attivo, aveva comunque annunciato nei giorni scorsi, sull'onda della polemica incandescente tra Renzi e D'Alema, che si sarebbe fatta da parte alle prossime elezioni. Ma la nomina a sorpresa al Maxxi ha indotto il Pdl a sospettare un accordo preventivo tra il Pd e Ornaghi. «Della nomina non era a conoscenza nessuno, compreso il partito della Melandri», smentisce Verini (Pd) difendendo la «scelta autonoma» del ministro e respingendo al mittente le accuse di lottizzazioni: «A proposito di nomine, la destra farebbe meglio a riflettere senza rumore, come le cronache romane continuano a mostrarci». Un riferimento diretto non solo al «caso Fiorito», che ha portato alle dimissioni della giunta Polverini, ma anche al nuovo round di scandali legati alle assunzioni clientelari all'Ama: l'azienda municipalizzata che si occupa dei rifiuti. A Melandri, intanto, continuano ad arrivare le congratulazione degli addetti ai lavori. A cominciare dall'architetto di fama internazionale, Zaha Hadid, che ha realizzato il progetto e la costruzione del Maxxi: «Giovanna ha sostenuto con passione questo progetto dall'inizio al completamento e non ho alcun dubbio che contribuirà attivamente al suo successo». Così anche gli architetti Piero Sartogo e Nathalie Grenon: «Condividiamo la scelta del ministro Ornaghi, una figura come quella di Giovanna Melandri contribuisce ad accrescere il prestigio del Maxxi». Quanto alle dimissioni alla Camera, non è ancora chiaro chi sarà il successore. Il primo dei non eletti è Forcieri, attuale presidente dell'Autorità portuale di La Spezia. Se rinunciasse allo scranno, il Pd perderebbe un deputato, visto che il secondo in lista è Banti, da alcuni mesi passato all'Udc. 20102012