Per chi temeva le ricadute drammatiche che dalla crisi della politica si sarebbero potute riversare su luoghi e istituzioni culturali dove la stessa politica si era già malamente e di prepotenza insinuata, la designazione dell'onorevole Giovanna Melandri a presidente del cda del Maxxi romano è suonata non solo come conferma dei peggiori timori, ma quasi come una pietra tombale. E' la prova plateale che la classe politica non ha neanche lontanamente intravisto la profondità dei problemi esistenti, della crisi della propria credibilità, delle spirali pericolose cui gesti del genere possono dar luogo. A cominciare dalle supposizioni, a questo punto plausibili, che quella nomina autorizza e che già girano, in rete e non solo. La nomina di Melandri, di cui non vale neanche la pena valutare le motivazioni, stende ombre ambigue sia sul ministero dei beni culturali da cui proviene, sia sul vicinato politico della stessa ex ministra. Il ministero, sempre attentissimo ai bilancini spartitori, sembra aver costruito più che una provocazione scandalistica, una sorta di trappolone, o di copertura a futura utilità; dall'altra parte, impossibile non accostare la nomina al recente gran rifiuto di Veltroni davanti a milioni di telespettatori fazieschi, che da sinistra è sempre stato il grande dispensatore delle cariche sulla scacchiera della cultura. Del resto fu lo stesso Veltroni a far sì che gli succedesse come titolare del ministero. Non c'è bisogno di interpellare i precari che tengono faticosamente aperti musei e altre istituzioni, ma perfino al più distratto visitatore questo circolo poco virtuoso (comprese le dimissioni del giorno dopo dal parlamento) parrà un atto di arroganza, anche se la deputata pd la stessa sera si difendeva in tv come neanche Maria Antonietta avrebbe potuto a proposito di pane e brioche. Nonostante gli scandali, non passa per la testa di nessun potere istituzionale che la cultura, o forse anche tutto il paese, andrebbero amministrati senza le scorciatoie della politica, i suoi favori, le sue spiegazioni stupefacenti che farebbero gridare a qualsiasi bambino che il re è nudo. La notizia di questa nomina oscura perfino la corsa trafelata e sotto scorta della Polverini scaduta verso lo scarpaio Boccanera. inimmaginabile quello che ne discenderà nella pratica quotidiana, già messa a dura prova dall'assottigliarsi delle risorse e del gong che avvicina il time limit Allo stabile di Prato, per guardare fuori di Roma, un altro brutto spettacolo della nuova gestione imposta dalla giunta di destra, ha causato inusuali sollevazioni di pubblico, e poi attacchi minacciosi ai giornalisti che ne hanno riportato notizia A Cagliari è toccato al sindaco Zedda, trionfatore di sinistra alle ultime elezioni, battere ogni primato: essendosi incaponito nel nominare una sovrintendente al Teatro lirico cui nessuno pare riconoscere le doti necessarie, è stato abbandonato solo nella stanza dall'intero cda che quella nomina doveva ratificare. Forse è una «solitudine» che i politici stessi dovrebbero meglio analizzare.
Nomine. La politica prim'attrice
L'onorevole Giovanna Melandri è stata designata presidente del cda del Maxxi romano, un atto che sembra confermare i peggiori timori sulla crisi della politica e sulla sua mancanza di credibilità. La nomina è stata vista come una provocazione scandalistica e come un atto di arroganza, soprattutto considerando la precedente nomina di Veltroni al ministero dei beni culturali. La cultura e le istituzioni culturali potrebbero essere amministrate senza le scorciatoie della politica, ma non sembra che i poteri istituzionali abbiano considerato questa possibilità. La nomina di Melandri ha causato sollevazioni di pubblico e attacchi minacciosi ai giornalisti che ne hanno riportato notizia.
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