Hop hop somarello, trotta trotta il mondo è bello... e Maxxi. Giovanna Melandri ha sempre sospinto il suo talento in perfetto orario. Per non perdere alcun mezzo di locomozione. Dal mulo al pullman. Era il settembre di due anni fa a Filicudi, la più ostica delle isole Eolie, e Giulia Minoli di Gianni e Matilde Bernabei si preparò da sposa nella casa di zia Giovanna, emozionata quanto lei. E da lì partì, con l'abito bianco, a dorso di un mulo per raggiungere la chiesetta. Ad attenderla lo sposo, Salvo Nastasi, astro nascente del sistema dei Beni culturali e capo di gabinetto dell'allora ministro Sandro Bondi. Duecentosedici gli invitati. Tra cui: l'onnipresente Gianni Letta e Guido Bertolaso. Melandri, Minoli, Bernabei: le maligne e ingiuste insinuazioni sul cerchio magico dell'ex ministra, rottamata annunciata del Parlamento, sono tornate a valanga con la nomina a presidente del Maxxi, il museo delle Arti del XXI secolo di Roma. Lei, offesa, si è autoproclamata "madre del Maxxi" nonché "tecnica" che non ha bisogno del paracadute, che in effetti non è un mezzo di locomozione in senso stretto. Diverso dal pullman. Stavolta è il 2006 e gli azzurri di Claudio Lippi hanno vinto il mondiale di calcio in Germania. La sera del 10 luglio sul bus scoperto per il centro di Roma c'è anche lei, titolare dello Sport nel governo Prodi. Più inquadrature per lei che per Totti. Giovanna Melandri è sempre presente nel bene, mai nel male. Un altro talento. Paparazzi in cattiva fede la colsero in un raptus danzante nella tenuta di Malindi di Flavio Briatore, in Kenya. Capodanno 2007. Lei smentì con sdegno e rivelò di essere "una turista consapevole" del Kenya, in visita ai bimbi bisognosi. A Watamu, non a Malindi nella casa di un berlusconiano. Il quale non gliel'ha mai perdonata e ancora nel giugno scorso le ha rinfacciato quella danza fantasma "Il vero cafone italiano non sono io ma la Melandri. E' stata da me in Kenya, ha bevuto champagne al tavolo con noi e poi ha negato". No, non c'era e se c'era aveva una veste tecnica, di studiosa dei fenomeni degenerativi del berlusconismo. Lei non può essere presente nel male. Ieri l'ultima lezione agli improvvisati moralisti del Pdl che sono insorti i contro il ministro Lorenzo Ornaghi perla nomina al Maxxi. Sempre con sdegno, sempre offesa, la Melandri ha telefonato a Fini, presidente della Camera, e gli ha comunicato le sue dimissioni da deputato. Per essere tecnica e basta. Quanta "miseria politica" ha aggiunto, rivolta ai critici. Lei che conosce la miseria vera, al punto da aver lanciato pochi giorni fa la Uman Foundation per fare la filantropa con la finanza sociale e il capitalismo compassionevole. Alla presentazione, si è precipitato in massa, senza eccezione alcuna, tutto il mondo trasversale della talentuosa ex ministra, in quell'ostello della povertà da Terzo Mondo che è l'auditorium dell'Enel a Roma. In ordine sparso: Veltroni, Gianni Letta, il nipote Enrico allocato nel Pd, Renato Soru, Bersani, il premier Mario Monti, Roberto Vecchioni, Francesco Rutelli, Chicco Testa, Giuliano Amato, il banchiere berlusconiano Ennio Doris. Più volte ministro, ambientalista del Pds, veltroniana ortodossa, Giovanna Melandri per reagire al maschilismo imperante querelò Giancarlo Perna per averla chiamata "sventola bionda". L'ex dalemiano Claudio Velardi fu ancora più impertinente, ai tempi di D'Alema premier: "Facciamola ministro, nel governo ci vuole una bella donna che venga bene nelle foto". Frase sommamente ingrata per lei che in soli dieci minuti, nel 1996, spostò 800mila voti e fece vincere l'Ulivo. Accadde tutto in confronto tv tra Prodi e B., supportati dai rispettivi staff. Lei c'era e interruppe, nell'ordine, Fini, Martino, Casini e Berlusconi. La Storia, successivamente, fece i calcoli e lei li annunciò al mondo: "Quella trasmissione causò un travaso di 800mila voti". Un fenomeno, la Melandri, che si fa sempre trovare pronta, in perfetto orario.
Super Maxxi. Melandri lascia la Camera
Giovanna Melandri, ex ministra dello Sport, è stata nominata presidente del Maxxi, il museo delle Arti del XXI secolo di Roma. Lei ha sempre sospinto il suo talento in perfetto orario, dal mulo al pullman. Ha sempre evitato di essere presente nel male, ma non nel bene. Ha lanciato la Uman Foundation per fare la filantropa con la finanza sociale e il capitalismo compassionevole. Ha querelato Giancarlo Perna per averla chiamata "sventola bionda" e ha interrotto una trasmissione tv nel 1996, causando un travaso di 800mila voti per l'Ulivo. È stata nominata presidente del Maxxi e ha espresso sdegno per le insinuazioni sul suo cerchio magico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo