L'ex ministro rivendica la nomina a presidente del Museo delle Arti di Roma. Ma poi dà due versioni diverse (e confuse) sulla legge che l'ha istituito Parentopoli. Tra i dirigenti dei Beni culturali c'è Salvo Nastasi, marito della figlia di Giovanni Minoli. Il quale è cugino e compagno di vacanze di Giovanna La cosa da mettere subito. in chiaro era una: nessuno deve azzardarsi a dire che Giovanna Melandri è stata paracadutata al Maxxi di Roma per chissà quale pastetta politica: «Io sono un tecnico». E' una questione di merito, altroché. E anche di primogenitura, dato che il museo in questione è stato creato nel 1999, quando la Melandri era a capo del ministero dei Beni culturali. Demistificare, e alla svelta. Rivendicazione numero uno a Repubblica: «Ecco qui», scandisce, «ho la legge davanti: Gazzetta ufficiale 173 del 26 luglio del 1999». Rivendicazione numero due al Messaggero: «Il museo Maxxi è nato da una legge, la 273, firmata da me nel 1999 quando ero ministro della Cultura». Peccato che sul sito del Maxxi ci sia un numero diverso. Il museo infatti attribuisce la propria nascita alle disposizioni della legge 237 del 12 luglio 1999, (contenuta nella Gazzetta ufficiale numero 173). Sta di fatto che ci sono troppi numeri per una legge sola: o i giornalisti hanno capito male quanto detto dalla quasi ex parlamentare del Pd (né lei si è premurata di rettificare l'indomani) oppure, più semplicemente, la Melandri ha fatto confusione su quale numero abbia la legge con la quale pure mena vanto di avere istituito il museo che si accinge a guidare. E la confusione non finisce qui. Anche quella di ieri, sul fronte Melandri-Maxxi, è stata una giornata assai movimentata. Pressata da un mare di polemiche scaturite al suo annunciarsi possibilista in merito all'eventualità di terminare la legislatura senza dimettersi e cumulando dunque la poltrona in Parlamento con quella al museo, la Melandri ha gettato la spugna: preso il telefono e fatto il numero del presidente di Montecitorio. Gianfranco Fini, l'ex ministro ha annunciato l'imminente abbandono del seggio da deputato. Al suo posto dovrebbe subentrare l'ex sottosegretario Lorenzo Forcieri, attualmente presidente dell'Autorità portuale di La Spezia. Dovesse decidere di restare in Liguria, Forceri darebbe un bel dispiacere al Pd: dietro di lui in lista c'era tale Egidio Banti, ormai da tempo trasmigrato nell'Udc. Se con l'annuncio del passo indietro la Melandri contava di allentare la tensione intorno alla propria nomina, tuttavia, dovrà ricredersi. Il Pdl, infatti, non ha intenzione di mollare la presa. «Le dimissioni non ci bastano», mette in chiaro il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, «quella nomina va semplicemente ritirata. Auspico che il ministro dei Beni culturali LorenzoOrnaghi riveda questa decisione». Dal partitone azzurro si fa gran mostra di canini, arrivando addirittura ad evocare una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro qualora non tornasse sui suoi passi. Ad onor del vero va detto che l'ipotesi è remota (il quadro politico complessivo è assai delicato, e una simile bomba atomica sganciata da via dell'Umiltà verso Palazzo Chigi non aiuterebbe a rasserenarlo), ma già che se ne parli fa capire il clima. Per ora, la Melandri si trincera dietro i bei nomi dell'arte: le archistar Zaha Hadid, Piero Sartogo e Nathalie Grenon, l'avvocato di settore Massimo Sterpi, il direttore del Macro Bartolomeo Pietromarchi. Tutti, con tempismo perfetto, ad intonare il coro delle congratulazioni e delle felicitazioni. La nomina della Melandri, infine, ha innescato un certo tam tam nei palazzi romani: tra i dirigenti più potenti del ministero dei Beni culturali, fanno notare, c'è il direttore generale Salvo Nastasi, marito della figlia di Giovanni Minoli. Il quale è a propria volta cugino e compagno di vacanze a Filicudi della Melandri. Una coincidenza, sicuramente. Ma sufficiente perché qualcuno abbia già iniziato ad evocare la Maxxi-parentopoli.
Spudorata Melandri. Il Maxxi mi spetta, l'ho inventato io
L'ex ministro Giovanni Melandri rivendica la nomina a presidente del Museo delle Arti di Roma, ma dà due versioni diverse sulla legge che lo ha istituito. La legge 273 del 1999, firmata da Melandri, attribuisce la nascita del museo al numero 173 della Gazzetta ufficiale, ma il sito del museo menziona la legge 237. La Melandri ha anche annunciato le sue dimissioni come deputato, sostituite da Lorenzo Forcieri, ma il Pdl non è disposto a mollare la presa sulla nomina. Il partito ha lanciato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi, che ha espresso il desiderio di ritirare la nomina.
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