ROMA «Quanti siamo in Italia? Quanti milioni? Più di sessanta. Beh, è possibile che tra tanti italiani, proprio un politico bisognava scegliere per dirigere il Maxxi? Vergogna. Che vergogna. Possibile che non ci sia nessun altro in questo Paese in grado di fare il presidente del museo di arte contemporanea più importante che abbiamo? Basta, hanno rotto. E provassero a dare ancora lezioni di etica. Sono una vergogna. Come gli altri». Antonio Pennacchi è infuriato: scrittore, ex operaio, ex Msi, ex Pci, ex Cgil, negli ultimi tempi atipico finiano, che ha comunque scardinato le barriere tra destra e sinistra, autore, tra gli altri, del libro Il fascio-comunista, alza la voce per commentare la scelta del ministro Ornaghi di nominare Giovanna Melandri, deputato del Pd fino a 24 ore fa, come presidente della fondazione per le arti del XXI secolo. «Uno schifo». La nomina di Melandri ha scatenato un problema etico o professionale? «Non voglio parlare delle competenze specifiche di Melandri. Ma mettiamo da parte il passato. E' la sua professionalità. La sua nomina è il segno che in Italia non abbiamo il minimo senso della democrazia. In America si sarebbero dimessi tutti». Ma Melandri si è dimessa. «Ci vogliamo prendere in giro? Ci vuole prendere in giro? Ma che ci ha preso per fessi? Proprio lei che è mezza americana, che vuole fare l'americana? Prima si assicura l'incarico e poi si dimette. Ma se l'avesse fatto un deputato di destra, che avrebbe detto la sinistra? Allora, zitti. Devono stare tutti zitti. Pure davanti a Formigoni". L'incarico di Melandri al Maxxi non prevede stipendio. «'Sti cavoli... E' un posto di potere. E lei è stata deputato fino a ieri. Ci vorrebbe da parte sua un minimo di stile. Questa storia mi indigna. Così come mi indigna che sono sempre le stesse persone e le stesse famiglie a passarsi la palla». Melandri è stata ministro alla Cultura. «Pure Bondi. Perché non hanno chiamato lui?».