L'ex ministro chiama Fini e avvia le procedure per dimettersi dalla Camera Ma il Pdl attacca: Ornaghi deve ritirare la nomina ROMA - «Mi dimetto», parola di Giovanna Melandri. Ma non da presidente del Maxxi, dall'incarico di parlamentare. Con una telefonata al presidente della Camera Fini, subito dopo il decreto di nomina del governo alla presidenza del museo delle arti del XXI secolo, la deputata del Pd conferma le sue intenzioni anche a Dario Franceschini, capogruppo alla Camera del Partito democratico: avviate le procedure per le dimissioni da parlamentare, «vado». Il suo scranno in Parlamento dovrebbe andare Giovanni Lorenzo Forcieri, attualmente alla presidenza dell'Attività portuale di La Spezia. Ma se questi dovesse rinunciare, il Pd potrebbe anche perdere il seggio che andrebbe all'ex Margherita, oggi Udc, Egidio Banti. Contro tutto e contro tutti, l'ex ministro alla Cultura lascia libera una poltrona e ne occupa immediatamente un'altra. Nonostante le polemiche dal Pdl, dall'Udc, dall'Idv e nonostante l'imbarazzo di buona parte della sinistra, Melandri conferma di voler onorare l'incarico che le ha conferito il ministro Ornaghi. Sperando che in qualche modo la rinuncia al seggio di Montecitorio plachi la bufera che si è abbattuta come il ciclone Cleopatra sul Collegio romano. E non solo. «Le dimissioni da deputato di Giovanna Melandri non bastano e non cambiano la sostanza delle cose - dichiara, invece, il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri - siamo convinti che Ornaghi, nel nominarla alla presidenza del Maxxi, abbia fatto una scelta sbagliata sia politicamente sia professionalmente. Per questa ragione il governo blocchi la nomina, altrimenti saremo costretti ad opporci con vigore a questa selvaggia lottizzazione». Interviene in difesa il deputato del Pd Walter Verini: «In questa scelta del ministro vedo molti aspetti positivi. Il primo è che i partiti, compreso quello della Melandri, non ne erano a conoscenza. Il ministro ha deciso in autonomia, metodo da seguire sempre per scelte nelle quali i criteri debbono essere quelli delle capacità e delle competenze. Senza lottizzazioni». Ma il Pdl rincara la dose. «Ma ci faccia il piacere Giovanna Melandri! Adesso, dopo una vita nella politica, si scopre tecnica. E' come se Totti andasse a giocare nella Lazio e dichiarasse di amare i colori biancoazzurri. Non ci raccontino falsità e non cerchino di coprire la verità. La sua nomina è solo un salvataggio dalla rottamazione politica in atto nel Pd», ha aggiunto il senatore De Lillo, aggiungendo qualche pennellata di colore alla grigia faccenda del riciclo e dell'antiriciclo che tiene occupati in questi giorni i politici italiani. A sostenere la scelta del ministro, che ha creato non pochi scossoni all'interno della sinistra, intervengono anche Pietromarchi, direttore del Macro, e Zaha Hadid, l'architetto che ha progettato il museo, commissariato un anno dopo essere stato inaugurato. Grande e costoso come un aeroporto, non riesce a decollare. E il milione aggiuntivo di finanziamento messo a disposizione da Ornaghi alla vigilia dell'arrivo di Melandri (più i 400mila euro di Arcus, ma la società è del Mibac), cucito insieme con il milione e 800 mila euro di sponsorizzazioni trovati dal commissario uscente Pasqua Recchia, sembra più che una soluzione definitiva per la gestione del museo, un rimedio temporaneo per approvare il bilancio e permettere l'insediamento del presidente e del nuovo cda. «Sono davvero felice - dichiara dall'altro capo del mondo Zaha Hadid - Melandri ha sostenuto con passione il progetto del Maxxi dall'inizio fino al suo completamento». E sottolinea: «Non ho dubbi che contribuirà attivamente al successo del Maxxi con entusiasmo, impegno e competenza».