L'ANNO PROSSIMO CADE IL BICENTENARIO DI VERDI. IL NEO SOVRINTENDENTE HA UN PIANO PERCHÉ PARMA NE DIVENTI LA VERA CAPITALE Parma. Quando i campioni invecchiano scivolano nelle squadre delle province in affanno: paura della serie B. Se il sovraintendente della Scala arriva a Parma non è un po' la stessa cosa ? Il discorso è cominciato qualche mese fa. No, sorride Carlo Fontana attorno al tavolo del ristorante di via Ciovasso, Milano bollente, 14 luglio: aveva appena ricevuto l'invito di Pizzarotti nuovo sindaco di Parma: vuole affidargli il Regio ormai in ombra. L'anno che sta per arrivare ricorda il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi e se gli innamorati del melodramma resistono aggrappati al passato, le nuove generazioni hanno altre musiche per la testa: l'amore illanguidisce nella non conoscenza. È la sorpresa di Tv Parma quando raccoglie le voci della movida: "Verdi ? Mia nonna ne parla sempre. Deve essere un musicista". "Bella musica: alla domenica entrano in campo i nostri giocatori accompagnati dalla Marcia Trionfale dell'Aida. Porta fortuna". Il discorso continua a Parma dove Fontana sta lavorando. Voglio sapere se l'ottimismo è cambiato. Non lo è. "Impegno non facile per i soldi che sono pochi, ma credo il Regio è teatro dalla tradizione importante: tornerà la macchina culturale di una città dove la cultura accompagna la storia. Voglio cominciare dai ragazzi". Alle spalle il vecchio sindaco Ubaldi chiacchiera con la forchetta in mano. Quando sedeva nella prima poltrona annunciava in Tv che Parma era "musica e prosciutto". E il sindaco Vignali, scappato un anno fa, aveva proposto di battezzare 27 rotonde stradali col nome delle 27 opere di Verdi senza calcolare l'imbarazzo degli accostamenti: "La forza del destino", rotonda del pronto soccorso; "Messa da Requiem", rotonda del cimitero. Storie di una città che per fortuna é cambiata. L'impegno di Fontana è sempre concreto: avvicinare le giovani generazioni al fascino del maestro, dopo Shakespeare il più rappresentato nel mondo. Parliamo delle 58 mila poltrone prenotate da un anno all'altro per la festa wagneriana di Bayreuth mentre più o meno 500 stranieri arrivano al Regio, ogni stagione sempre meno. Per Fontana, Bayreuth e Salisburgo sono realtà da non considerare. Parma deve solo tornare se stessa: la città di Verdi nel cuore e nell'attenzione di chi la abita, giovani oggi lontani ma anche imprenditori da coinvolgere nelle scelte. "Il mio interesse è far sapere cosa stiamo facendo agli studiosi di altri paesi: Verdi e Toscanini possono aprire tante porte". La storia di Fontana comincia col portare la musica nelle scuole. "Quando Paolo Grassi mi chiama al Piccolo devo avvicinare gli studenti al teatro. L' ho rifatto alla Scala: Percorso Prove. Ragazzi selezionati negli istituti, 30-40 alla volta. Cominciano con la ricerca sull'opera che andranno a vivere, poi prove di sala, prove di lettura, prove di scena, prova generale. Accendono una curiosità che quasi sempre diventa amore. In una città ricettiva può essere la carta da giocare. Sul piacere della scoperta negli ultimi anni è sceso un velo non solo a Parma: ovunque. Sono cambiati interessi e valori, ma la crisi resta profonda per mancanza di prospettive anche se penso non sia difficile far capire ai giovani che non si esce dal malessere immaginando le vacanze ai Caraibi. Bisogna rieducarli alla bellezza della musica". E i soldi? "Sono necessari. Ma i soldi si trovano se il progetto coinvolge l'intera città in un festival al servizio di un grande compositore per animare culture socialmente costruttive e non solo folklore". Ecco perché - aggiunge - un manager pubblico deve saper sacrificare la busta paga. Il suo lavoro é per tutti. "Quando dico che fare questo mestiere non ci si arricchisce, non lo ripeto con rimpianto perché se sei al servizio della cosa pubblica vivi la soddisfazione di un civil server utile alla comunità. Non sempre l'uomo vale il denaro che guadagna". Fontana vive nella casa di famiglia, eredità del padre. Sul modello asburgico che sopravviveva in quella Milano, è stato capo di gabinetto di tanti sindaci, non importa il partito: disciplina e lealtà non cambiavano. Padre che gli ha insegnato ad amare il teatro. Paolo Grassi, l'altro "padre", ad innamorarsene. Dal Piccolo lo ha portato alla Scala. Poi Fontana va al comunale di Bologna. Il successo gli regala a Venezia la direzione della Biennale della musica. Nel suo gruppo di lavoro Claudio Abbado, Renzo Piano, Emilio Vedova e Massimo Cacciari, laboratorio il cui ricordo ancora lo entusiasma. Torna alla Scala in un momento difficile. Estate'95, "Traviata" in cartellone: si presenta al pubblico per annunciare lo sciopero dell'orchestra. "Ma la gente non si muove e il maestro Muti suona l'intera opera al pianoforte". La Scala è un luogo di amplificazione mediatica: "Chi protesta per qualcosa sceglie la prima di Sant'Ambrogio per spiegarlo alle telecamere nel fru-fru delle signore eleganti. I problemi sociali non hanno mai impaurito Fontana. Quando sciopera l'Alfa, assieme a Muti, permette a un sindacalista di leggere un comunicato. E nel foyer il ministro del Tesoro Tremonti gli comunica lo sdegno per aver aver concesso agli operai la strumentalizzazione del teatro. Brontola la minaccia di tagliare i fondi non immaginando che per Fontana é impossibile separare la tradizione socialista della famiglia, dalla vocazione che ne anima la vita. Poi l'invenzione dell'Arcimboldo dove trasferisce gli spettacoli per permettere la meccanicizzazione del palcoscenico della Scala. Dopo 15 anni di sovrintendenza (la più lunga dopo Ghiringhelli) viene licenziato al telefono da Fedele Confalonieri: "Sotto l'apparenza della persona di buon senso nasconde la vecchia cultura padronale". Ne prende il posto Mauro Meli: dura un mese. E comincia il girotondo: Meli va a Parma dove adesso è arrivato Fontana. Il quale nel frattempo fa il senatore chiamato da Prodi e il professore all'università di Pavia. Regio e Verdi sono l'ultima scommessa mentre Milano sta pensando di riportarlo "a casa".
Fontana: 'La mia Scala è il Regio'
Il neo sovraintendente della Scala, Carlo Fontana, ha un piano per far diventare Parma la vera capitale della musica, in onore del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi. Fontana vuole coinvolgere le giovani generazioni nel fascino del maestro e avvicinarle al teatro. Ha già iniziato a lavorare con le scuole, creando un percorso di formazione per i ragazzi che potranno scoprire la musica di Verdi. Fontana crede che la musica possa essere una strumentalizzazione culturale per animare le culture socialmente costruttive e non solo il folklore. Per far ciò, ha bisogno di soldi, ma crede che il progetto possa coinvolgere l'intera città e non solo il teatro.
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