Esposti alla Biennale gli affreschi spariti da Viterbo. Erano sparite da Palazzo Spreca a Viterbo, opere d'arte di cui si erano perse le tracce da oltre venti anni. Misteriosamente erano riapparse a Roma, alla biennale dell'antiquariato di Palazzo Venezia. E ora le quattordici tavole del ciclo degli affreschi delle virtù profane hanno fatto ritorno a Viterbo e sono state riconsegnate al sindaco. A fare scoppiare il caso, il senso civico di uno studioso viterbese, il professore Enzo Bentivoglio, che visitando la rassegna è rimasto sorpreso dalla presenza di quattro degli affreschi nello stand dell'espositore umbro. Dopo essersi consultato con un altro esperto, Fabiano Fagliari Zeni Buchicchio, ha messo in moto la Procura. Al momento è stato indagato per ricettazione un antiquario di Spoleto. Erano sparite da Palazzo Spreca a Viterbo, opere d'arte di cui si erano perse le tracce da oltre venti anni. Misteriosamente sono riapparse a Roma, alla biennale dell'antiquariato di Palazzo Venezia. E ora le quattordici tavole del ciclo degli affreschi delle virtù profane hanno fatto ritorno a Viterbo e sono state riconsegnate al sindaco. L'edificio che le ospitava ora è una palestra. Ma nessuno dal lontano '89 - data in cui il palazzo venne venduto all'asta dal Comune ai privati - aveva denunciato la sparizione delle opere. Stando alle prime indagini della Procura di Viterbo, nemmeno la Soprintendenza ai Beni architettonici che all'epoca svincolò il palazzo insieme a tutto ciò che conteneva se ne sarebbe mai resa conto. Le prime dieci opere, che il Munoz data tra gli anni '70 e '80 del XV secolo, sono state ritrovate in possesso di un antiquario di Spoleto. Il blitz mercoledì. Sono quindi state riconsegnate ieri mattina dal procuratore capo Alberto Pazienti al Comune e depositate in custodia all'interno del Museo Civico di piazza Crispi. Altre quattro, sequestrate e sotto custodia in un'abitazione privata, arriveranno la prossima settimana. Altrettante erano appese alle pareti della casa-museo umbra dell'antiquario che ha giurato di possederle da diversi anni, in quanto già appartenenti al nonno anche lui del mestiere. L'uomo al momento è indagato per ricettazione e violazione della legge sulla tutela dei beni artistici. Le opere erano tutte ben custodite, ognuna celata in una cassa di legno su misura. Tutte in perfetto stato, tanto da fare ritenere che, nel frattempo, siano state restaurate da mani esperte. E da mani esperte sarebbero state anche tolte dalle stanze di Palazzo Spreca. «Stiamo ricostruendo - spiega il procuratore Pazienti, titolare dell'inchiesta - tutti i passaggi di proprietà dell'edificio di via Santa Maria Egiziaca. Nel 1909, anno in cui cessa l'attività del convento del Buon Pastore, c'erano di sicuro. Ma anche dopo le guerre. Del resto, la tecnica usata per la rimozione appare altamente specializzata ed effettuata con tecniche moderne. La cosa che ci lascia di stucco - conclude - è che non ci sia un inventario di ciò che vi fosse prima della vendita». Ieri subito dopo la consegna, Pazienti è tornato nel suo ufficio per ascoltare alcuni dei sovrintendenti che si sono susseguiti in questi anni. Una matassa ingarbugliata quella da sciogliere. Negli atti dell'epoca compare persino lo zampino di Giovanni Fatica, allora ispettore dei Beni architettonici per la Tuscia, già indagato con un altro funzionario Antonio Di Cioccio, e condannato a Viterbo per concussione: vincoli tolti in cambio di denaro. Ad accompagnare le opere e a permetterne la partecipazione alla Biennale conclusasi la scorsa domenica, certificati (successivi all'89) rilasciati dall'Accademia delle Belle Arti di Genova. E corredati anche da documenti validi per l'espatrio. A fare scoppiare il caso, il senso civico di uno studioso viterbese, il professore Enzo Bentivoglio, che visitando la rassegna è rimasto sorpreso dalla presenza di quattro degli affreschi nello stand dell'espositore umbro. Dopo essersi consultato con un altro esperto, Fabiano Fagliari Zeni Buchicchio, ha messo in moto la Procura. E ieri, scortate dal luogotenente della Finanza Sandro Calista e dall'ispettore di polizia Felice Orlandini che le hanno stanate, sono tornate nella città dei papi.
ROMA - In mostra a Palazzo Venezia affreschi spariti da Viterbo
A Viterbo, le quattordici tavole del ciclo degli affreschi delle virtù profane, sparite da Palazzo Spreca da oltre venti anni, sono state ritrovate e restituite al Comune. Le opere d'arte erano state sequestrate da un antiquario di Spoleto e poi esposte alla Biennale dell'antiquariato di Palazzo Venezia a Roma. Un'inchiesta della Procura di Viterbo ha indagato un antiquario di Spoleto per ricettazione e violazione della legge sulla tutela dei beni artistici. Le opere erano state custodite in un'abitazione privata e in un'officina di restauro. Le prime dieci opere sono state ritrovate in possesso dell'antiquario e sono state restituite al Comune.
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