Ma il Pd insiste affinché il testo torni in commissione, altrimenti resta la pregiudiziale di costituzionalità. Legambiente: «Via libera al fronte del cemento» Il disegno di legge sul paesaggio approda oggi in consiglio regionale. Sette gli emendamenti al testo sul quale c'è anche l'ok della Direzione regionale del ministero per i Beni culturali e ambientali. Le modifiche, infatti, vanno nella direzione di alcune richieste fatte proprio dall'organismo ministeriale. Il punto cruciale, a parte un paio di puntualizzazioni normative, riguarda la specificazione del ruolo di copianificazione della Sovrintendenza nel-l' attuazione materiale del Piano paesaggistico. Un elemento che era già presente nel testo ma che è stato ulteriormente chiarito. Oggi è prevista la discussione in Consiglio. Da ricordare che l'assessore all'Urbanistica, Marcello Taglialatela, ha incontrato l'altro giorno i capigruppi. E dal Pd è arrivata la disponibilità a ritirare la pregiudiziale di costituzionalità sul provvedimento a condizione che, ha chiarito Umberto Del Basso De Caro, «il testo di legge, assieme agli emendamenti, torni in commissione». Una proposta, questa, che già era stata bocciata in occasione della seduta consiliare di settembre che aveva incardinato la normativa. Il tutto mentre Legambiente va all'attacco. «Tra Governo e Regione, in Campania si sta autorizzando un via libera per tutti sul fronte del cemento. Il disegno di legge regionale sul paesaggio, che torna domani (oggi ndr) in aula in Consiglio, rappresenterebbe un vero e proprio colpo letale per il territorio della Campania - denuncia Anna Savarese, vicepresidente di Legambiente Campania -. Riteniamo che la norma sia incostituzionale e che, pertanto, debba tornare in commissione. A peggiorare il quadro, poi, arriva il nuovo provvedimento governativo secondo il quale il silenzio-assenso scatta dopo appena 45 giorni per le autorizzazioni a costruire anche nelle aree con vincoli ambientali e paesaggistici. Una vera e propria follia che rischia di portare a un nuovo sacco del patrimonio culturale, mettendo a rischio i laghi, le aree costiere e archeologiche e le aree protette dove la speculazione potrà approfittare di piani regolatori vecchi e dell'assenza di pianificazione paesaggistica». A giudizio della Savarese «sarebbe una semplificazione assurda e pericolosa perché è del tutto evidente, considerati i tagli fatti in questi anni e l'enorme carico di lavoro gravante su un organico inadeguato, che le Soprintendenze e le amministrazioni preposte alla tutela del vincolo di salvaguardia nella stragrande maggioranza dei casi non saranno in grado di rispondere alle richieste nei tempi previsti, favorendo giocoforza l'assenso alla trasformazione».