E' una notizia che sorprende e sgomenta. La questione se cingere o no con una cancellata si è posta sin qui, ciclicamente, per singoli monumenti, di notte presi di mira dai vandali (come il Pantheon di Roma), per piazze di limitata estensione (piazza della Vetra, per ragioni di spaccio, a Milano), o anche per intere ville urbane sempre a causa di vandalismi diffusi (Villa Borghese a Roma). In parecchi casi si trattava o si tratta di edifici, ville e parchi storici già difesi da cancellate prima della seconda guerra mondiale, anzi prima della donazione del ferro alla patria. Il caso del Campo dei Miracoli di Pisa è inedito, mi pare. Da ogni punto di vista. Si tratta infatti di un grande Campo urbano, di straordinaria ampiezza e bellezza, in cui la qualità altissima dei monumenti e il loro formare un complesso unico al mondo, sono esaltati dalla vastità stessa degli spazi e dalla totale assenza di barriere. Progettare di chiuderlo dietro una cortina di ferro equivale a sequestrarlo. Si obietterà: esso sarebbe chiuso soltanto ai frequentatori notturni fra i quali potrebbero infiltrarsi micidiali terroristi. E il terrorismo, di qualunque matrice esso sia, non va sottovalutato. Come ci ammoniscono, per il passato, gli attentati di mafia ai Georgofili di Firenze, a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro di Roma, e, naturalmente, le Twin Towers di New York. Di fronte a questi fatti, specialmente di fronte a quelli dell'11 settembre, un Paese turistico come il nostro, che ha tanti tesori culturali, deve cambiare mentalità e abituarsi a creare attorno ad essi una rete di protezione efficiente. Come non ha mai fatto, neppure per scongiurare le incursioni notturne dei tombaroli nelle necropoli ancora intatte, non investigate dagli specialisti. Certo, bisogna spendere di più, investire di più in sistemi elettronici di sicurezza anti-intrusione, attrezzare centrali di controllo, soprattutto notturno, nei luoghi storici più frequentati, provvedere anche alla sorveglianza fisica diretta, se è necessario, da mezzanotte all'alba, con postazioni fisse di polizia, con ronde e squadre di pronto intervento. Certo, è arduo parlare di nuovi investimenti in sicurezza nel momento in cui la scure dei tagli ha ridotto del 46 per cento le spese statali di funzionamento dei Beni culturali, del 26 quelle di investimento, con un'ulteriore riduzione del 10 per cento in sede di Finanziaria (lo stesso fondo derivante dal lotto straordinario del mercoledì è stato dimezzato). E tuttavia una tutela più attenta e però flessibile del Campo dei Miracoli come di altri luoghi fondamentali del nostro patrimonio non può essere sacrificata a tagli di tasse che riguardano, oltre tutto, essenzialmente i ceti medio-alti. Fra l'altro, anche i cancelli di Pisa avranno un costo ed avrà un costo vigilarne gli accessi. Insomma, quanti hanno a cuore il patrimonio culturale del Bel Paese devono pronunciarsi affinché non si pongano sotto sequestro beni di questa qualità. Ma sono in molti in Italia ad avere la giusta sensibilità? Ieri si è appreso che il ministro per la Funzione pubblica, Mario Baccini, vuole estendere il meccanismo della dichiarazione di inizio attività (Dia) con relativo silenzioassenso anche ai lavori su beni soggetti a vincoli di tutela. Il collega Urbani ha dichiarato la proposta irricevibile. Ma l'aveva detto anche per i vari condoni edilizi e paesaggistici. Poi sono passati, con il suo silenzioassenso.