Roncobello. Lo scorso anno l'antica struttura di Baresi era stata scelta insieme alla Fontana dell'Acquacetosa di Roma Stanziati 100 mila euro, ne servivano tre volte di più. Progetto ridimensionato, il budget non basta L'antico mulino di Baresi, a Roncobello, risale al XVI secolo. In passato veniva utilizzato per produrre farina, formaggi e olio di noce. Lo scorso anno il Fondo per l'ambiente Italiano l'aveva scelto come "luogo del cuore" da restaurare, ma i fondi messi a disposizione non bastano e i lavori di recupero non sono mal partiti RONCOBELLO Per far ri-partire il mulino di Bare-si, a Roncobello, servono ancora 50 mila euro. Di-versamente potrebbe sva-nire per sempre il sogno delle 1.250 persone che, con le loro firme, aveva-no contribuito a far cono-scere all'Italia una delle te-stimonianze più antiche e significative dell'agricol-tura in alta Valle Brembana. Nove mesi fa, nel quartier generale di Banca In-tesa a Milano, l'ammini-stratore delegato del Fai, Marco Magnifico, aveva premiato il mulino di Ba-resi, secondo classificato (dietro alla Fontana dell'Acquacetosa di Roma) al-la prima edizione dei «Luo-ghi del cuore», il censimento del Fondo per l'am-biente italiano dei siti da non dimenticare. Una ce-rimonia in grande stile, al-la quale presero parte la famiglia Gervasoni, proprietaria del mulino, e il sindaco di Roncobello An-tonio Gervasoni, Per l'antico mulino-tor-chio dell'alta Valle Brembana, risalente al XVI se-colo e un tempo utilizza-to per produrre farina, for-maggi e olio di noce, si era-no aperte le porte della possibile rinascita. Il Fai, tramite Banca Intesa, avrebbe finanziato il recu-pero, mettendo a disposi-zione la somma di 100 mi-la euro. Tutto sembrava girare per il verso giusto. Così l'incarico per la re-dazione del progetto è sta-to affidato dal Fai all'architetto Leonardo Angelini di Bergamo, mentre l'impresa Pandini avrebbe dovuto eseguire i lavori. Alla fine dello scorso an-no la doccia fredda: per far ripartire il mulino serve una cifra attorno ai 300 mila euro, tre volte tanto la disponibilità di Banca Intesa e del Fai. «Intorno a Natale -spie-ga Giovanna Locatelli, proprietaria del mulino Ger-vasoni- il Fai ci aveva comunicato che i costi per il recupero del mulino era-no troppo alti e che non se ne sarebbe fatto più nul-la. È stata una brutta sor-presa. A meno di un anno dai proclami, il Fai si tira-va indietro. Nove mesi fa si disse che, tempo un an-no, e il mulino sarebbe ri-partito. Oggi, invece, non sappiamo ancora se il pro-getto verrà realizzato». Ag-giunge Antonio Tarenghi di San Giovanni Bianco (insieme a Bruna Quarenghi di San Pellegrino tra i principali promotori della raccolta firme): «Ho. subito contattato l'ammi-nistratore delegato del Fai, Magnifico, chiedendo spie-gazioni. Ci sembrava as-surdo che tutto potesse andare a rotoli in questo modo». Il progetto iniziale, a questo punto, viene ridi-mensionato, per cercare di ridurre anche le spese. «Per esempio è stato tolto il locale che avrebbe do-vuto accogliere le comiti-ve -spiega Tarenghi- e non è più prevista l'acquisizione di altri terreni. Il progetto ora prevede l'ac-quisto dell'edificio che ospita macina e mulino, la sua sistemazione e la riat-tivazione della ruota ester-na per la farina. La maci-na per le noci, invece, re-sterà ancora ferma. In questo modo il costo del-l'operazione è sceso a 150 mila euro, 50 mila in più rispetto al budget messo a disposizione da Banca In-tesa. A fine gennaio c'è stato il nuovo incontro tra il comitato per il recupero del mulino e il Fai. I rap-presentanti del Fondo per l'ambiente si sono impe-gnati a cercare sponsor per coprire le spese rima-nenti. «Non pensavamo pro-prio che il recupero del mulino potesse avere co-sti così alti -spiega l'amministratore delegato del Fai Marco Magnifico-. An-che per noi il progetto è stato una sorpresa ma non vogliamo assoluta-mente abbandonarlo. Io personalmente tengo in modo particolare al recupero del mulino di Roncobello». «Dopo aver preso atto dell'impossibilità di rea-lizzare in toto il primo pro-getto -continua l'amministratore del Fai- lo abbia-mo ridotto: ora, però, oc-corre trovare 50 mila eu-ro. Presenteremo il pro-getto ad alcune aziende bergamasche sperando che possa essere sponsorizzato. Voglio però ricor-dare -prosegue Magnifico- che il Fai non può risol-vere tutti i problemi: ci de-ve essere la cooperazione dei cittadini e delle istitu-zioni. Così, a quanti ave-vano firmato per il muli-no, avevamo chiesto un contributo di 15 euro, ma pochissimi ci hanno ri-sposto. Se c'è amore per questi luoghi va anche dimostrato». La speranza di rivedere riaperto come museo il mulino di Baresi è quindi affidata al reperimento di 50 mila euro, necessari per coprire le spese dei la-vori. Trovati i soldi e rea-lizzati i lavori, il Fai cederebbe in comodato d'uso il mulino a un'associazione locale costituita ad hoc, che dovrebbe preoccupar-si della gestione turistica e della manutenzione. I rappresentanti del Fai hanno già incontrato al-cuni abitanti di Roncobel-lo per verificarne la dispo-nibilità. Ma, per far ripar-tire la ruota del mulino, questo sembra proprio es-sere l'ultimo dei problemi.
Il Fai: recuperiamo il mulino. Ma non ha i soldi.
Il mulino di Baresi, a Roncobello, è stato scelto come "luogo del cuore" da restaurare dal Fondo per l'ambiente Italiano (Fai) con un budget di 100 mila euro. Tuttavia, i costi del recupero sono stati ridotti a 150 mila euro, ma il Fai non può coprire le spese rimanenti. Il progetto è stato ridimensionato e il Fai sta cercando di trovare sponsor per coprire le spese restanti. Il mulino, che risale al XVI secolo, era stato utilizzato per produrre farina, formaggi e olio di noce. La sua chiusura è stata un colpo per le 1.250 persone che avevano contribuito a far conoscerlo all'Italia.
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