Impossibile renderlo fruibile al pubblico perché manca l'impianto di aerazione Mariella Muti in visita allarchivio storico L'archivio storico comunale non può più essere consultato in loco, ma serve solo come deposito. Gli allagamenti di quest'anno, però, non c'entrano nulla e anzi il provvedimento che porta la firma dell'ingegnere capo del Comune, Andrea Figura, lascia trasparire semmai un errore gestionale da parte dell'amministrazione comunale che finora l'aveva consentito. «Si tratta di un luogo - spiega il dirigente - che per permettere la permanenza stabile delle persone (come nel caso dei dipendenti o degli studiosi) necessiterebbe di un sistema di ventilazione costante. In questo caso, invece, non ci sono le condizioni per autorizzare lo studio delle carte tutto il giorno nello stesso ambiente. Se finora lo si è permesso, è stato un errore». L'Archivio Storico si trova in via Madre Teresa di Calcutta, ricavato nel piano cantinato dell'ex istituto Mazzini, oggi divenuto IV comprensivo Verga. Si tratta di due ambienti distinti di circa 500 mq ciascuno, uno dei quali adibito ad archivio deposito (e in questo vi sono faldoni già preda dell'acqua che vi si è infiltrata e dell'umidità). L'altro archivio storico, ha area reception e studio, servizi igienici e sala conferenze da 40 posti con tanto di attrezzature informatiche. Questa, peraltro, la descrizione presente tutt'ora sul sito internet del Comune, per cui appare quanto meno bizzarro pensare a un errore. «Abbiamo visto la situazione e individuato l'anomalia, quindi diventa impossibile la consultazione permanente - prosegue Figura - abbiamo riparato le pompe per il drenaggio delle acque piovane, per cui l'archivio ci può stare. Poi, anche nel caso in cui dovessimo realizzare l'impianto di ventilazione, dovrebbe essere l'ufficiale sanitario a ritenerlo accettabile e salubre». La supervisione dell'archivio è affidata alla Soprintendenza archivistica regionale, dato che contiene circa 6 mila faldoni con documenti di pertinenza comunale dall'inizio del XIX secolo agli anni '70 del XX secolo. Inoltre, il personale che avrebbe dovuto badare alla struttura sarebbe dovuto essere composto solo da tirocinanti post-universitari con progetti di formazione e orientamento, in collaborazione con il corso di laurea in Valorizzazione dei Beni artistici e librari della facoltà di Lettere e Filosofia di Catania e non affidato a dipendenti comunali. Dunque qualcosa non ha funzionato nella gestione del sito, e potrebbe essere definito un totale fallimento se in un anno si è assistito a molteplici allagamenti, concludendo con la chiusura dell'archivio invece che provando a realizzare un impianto di ventilazione e climatizzazione, magari costoso, ma indispensabile per una città che vuol ricordare il proprio passato, anche recente. Luca Signorelli 17102012