Pensarla come una torre e basta sarebbe uno sgarbo. Per gli abitanti di Finale Emilia la torre dei Modenesi era (è) una persona con occhi, orecchi ed emozioni. Quando l'hanno vista rovinare giù sulla piazza è stato un dispiacere come quando si perde una persona cara. Dopo la prima scossa, alle quattro del mattino del 20 maggio, lei aveva cercato di resistere, aggrappata al cielo per metà. Ma il pomeriggio seguente un nuovo brivido ha percorso la terra e non c'è stato niente da fare. Alle 3.20 si è accasciata sulla piazza, circondata da una nuvola di polvere e calcinacci. Poteva finire così? «No», si sono risposti i finalesi nelle settimane successive, quando ancora la terra tremava e sembrava che la pace non dovesse tornare più. Su mandato del sindaco, l'assessore alla Cultura, Massimiliano Righini, ha chiamato i rappresentanti delle associazioni del paese, 16 mila abitanti in tutto. Dai soci della bocciofila a quelli del caccia e pesca. «C'è qualcuno che ha voglia di rimboccarsi le maniche? Bisogna cominciare a raccogliere le pietre delle torre. Una per una. Sia chiaro: chissà quando avremo i fondi per ricostruirla... Ma, quando sarà il momento, dobbiamo essere pronti». L'ultimo sabato di giugno, sotto la torre c'erano una quindicina di persone. Poi sono diventate venti, trenta, quaranta. La richiesta di volontari con scalpello e martello è stata pubblicata sul sito del Comune e sul giornali del paese. In breve ha cominciato ad arrivare gente da tutta Italia Alla fine sotto la torre si sono avvicendate un migliaio di persone. Oggi tutte le pietre sono state raccolte, catalogate, messe su pallet ricoperti di cellophane, ciascuno con una targhetta e un numero di riconoscimento. Il tutto in base a un protocollo nuovo di zecca stilato con la soprintendenza. Il risultato è che i finalesi si sentono un po' meglio. Quando passano davanti alle scuole elementari (inagibili) possono sbirciare attraverso il cancello e vedere la loro torre. Sdraiata sul prato verde. Tutti a Finale Emilia sono convinti che il monumento sia solo addormentato. E tanto ci credono che lo hanno scritto dappertutto. Ogni casa o quasi, in giardino ha un cartello con la foto della torre com'era, sotto una scritta: «Sto solo dormendo, svegliatemi!». E quel «solo» sta a dire che non c'è da far tragedie. Anche il terremoto si può affrontare. Il sindaco è convinto che i fondi pubblici basteranno a malapena per rimettere in piedi case, fabbriche e scuole. «Per i beni culturali speriamo molto nell'aiuto dei privati. Anche perché abbiamo 12 chiese inagibili. E vogliamo ricostruire anche il castello», mette già in conto Fernando Ferioli, eletto per il centrosinistra. Un paio di aziende si sono dette disponibili a farsi carico della ricostruzione della torre dei Modenesi. La cosa non è ancora definita, presto per fare nomi. Ma l'amministrazione lavora per far partire il cantiere l'anno prossimo: nel 2013 la torre avrebbe compiuto 800 anni. Tornando ai mille volontari, non si potrebbe pensare a compagnia più eterogenea. «E arrivata gente dai 15 ai 7o anni. Laureati, operai, disoccupati, professori, suore...», racconta Giorgio Marchetti, uno che fino a maggio faceva il funzionario comunale in materia ambientale e poi si è trovato a organizzare la logistica di tutta la compagnia. «Il mio compito era procurare martelli e scalpelli, organizzare pasti e alloggio nelle tende per chi veniva da fuori», continua Marchetti. Volontari che si sono distinti? L'amministrazione di centrosinistra segnala un giovane consigliere comunale leghista, studente universitario. «Guardi che non c'è nulla di cui stupirsi. Nell'emergenza il colore politico non esiste si schermisce Lorenzo Biagi, 24 anni, iscritto a Giurisprudenza . E comunque io mi sono dato da fare. Ma molti più di me». In effetti Biagi a un certo punto, a metà agosto ha dovuto mollare. Le vacanze non c'entrano: ha trovato un contratto stagionale per raccogliere la frutta nei campi, non poteva farselo scappare. La gente qui è così, la s'insegna, s'ingegna come dicono gli anziani che hanno ripreso a incontrarsi davanti ai bar. Ma la missione non è finita. I vigili del fuoco stanno finendo di mettere in sicurezza il castello. Poi i volontari cominceranno a catalogare anche le pietre e i cornicioni del mastio. «Abbiamo resistito al sole di quest'estate dicono . Non ci farà paura l'inverno».