Quella dell'Arsenale, per il riconoscimento del Comune di Venezia come suo legittimo proprietario, è solo l'ultima di tante «battaglie» che di recente sono state imposte alla città. Dalla difesa del ruolo dei soggetti pubblici nell'aeroporto, fino all'autonomia della Biennale. E ancora la Legge speciale, che dopo essere stata svuotata delle risorse a beneficio del Mose ora, come da tempo proposto, va riformata e rifinanziata. Senza dimenticare la grottesca disfida giurisdizionale sul Canal Grande: sembra ormai di vivere in un perenne Risiko al contrario, dove Venezia, antica conquistatrice, è sempre più terreno di conquista. E una Venezia sotto attacco, dunque. A tutto ciò non è sufficiente rispondere con un generico richiamo «alle anni», rafforzato dalla logora retorica indipendentista Semmai va detto chiaramente che la scelta avvenuta con il decreto sulla spending review - che ha dato a Venezia il rango costituzionale di Città Metropolitana e ha riconsegnato l'Arsenale al Comune - non può essere messa in discussione oggi da nessuna potente lobby e nemmeno dal Consorzio Venezia Nuova. In questo senso lo schieramento pronto a dare battaglia è già in campo, dal sindaco Orso-ni ai comitati cittadini a quelle forze politiche consapevoli che in queste ore si sta giocando una partita dal significato molto più ampio dei confini dell'Arsenale stesso. Liberare idee e progetti per quest'area vuol dire concretizzare una fetta rilevante di nuovo sviluppo per Venezia Oggi l'Arsenale è un luogo chiuso, dove si può entrare solo pagando venti euu alla Biennale o partecipando a feste del Consorzio, o chiedendo un permesso di visita alla Marina Militare. Domani invece potrà essere un luogo aperto ed urbano, dove si circola per calli, campi, spazi acquei e dove si concentrano, durante tutto l'anno, attività economiche, culturali, direzionali, per il tempo libero e con tutti i servizi di supporto. Le stesse grandi aree della Biennale che funzionano solo d'estate perchè non sono attrezzate per i mesi invernali, potrebbero rientrare in un vasto progetto di recupero, finanziato dalle risorse che l'Arsenale produce ed essere utilizzate di continuo. L'apertura e l'uso di tutti gli spazi, l'articolazione delle funzioni - da quelle legate alla marineria locale, a quelle legate alla cultura internazionale - rappresentano una potenzialità civile ed economica che non ha paragoni possibili nella città. Solo in questo modo potrà realizzarsi la riappropriazione effettiva da parte dei veneziani dell'Arsenale. Ecco perché questa battaglia va vinta, a partire dal Parlamento, dove mi opporrò, assieme a quanti hanno capito la vera posta in gioco, contro una norma che annulla quanto era stato deciso solo poche settimane fa, stabilendo per le aree demaniali il passaggio di proprietà al Comune. Non può essere accettata alcuna marcia indietro del governo su questo punto. Al massimo potrà essere il Comune, e non più lo Stato, a riconoscere una concessione al Consorzio Venezia Nuova, incassandone i relativi introiti. Ma la libertà di decidere sul futuro dell'Arsenale deve ritornare nelle mani di Venezia, l'unica «lobby» compatibile con un futuro di vero sviluppo.