Sostiene Massimo Cacciari che le sciagure di Venezia sono due: le contesse che smaniano per salvarla; e Il carattere dei suoi abitanti. Sostengono le contesse, e anche parecchi abitanti, che una tra le più gravi sciagure di Venezia è stata Massimo Cacciari. «Venezia sta morendo!» è Il lamento collettivo. In realtà, Venezia è già morta, come città. Ed è risorta, come vetrina. Di giorno Venezia non è affatto tetra, e neppure malinconica. Anzi, non è mai stata così bella, così vivace. Mai arrivati così tanti soldi dal Nordest, che qui amano chiamare le Tre Venezie, e da Milano, dall'Europa, dall'America. Soldi privati, però. Di mercanti, non di mecenati Una fioritura di restauri e fondazioni. Il caso più eclatante è quello di Pinault, che si è preso un pezzo di Venezia la meravigliosa Punta della Dogana per esporre gli artisti della sua collezione che venderà nella sua casa d'aste. Poi la polemica si è spostata sul Fontego dei Tedeschi, comprato dai Benetton, su cui l'archistar olandese Rem Koolhaas ha disegnato una contestata terrazza con vista sul Ponte di Rialto. E anche vero però che dentro Punta della Dogana nessuno metteva piede da decenni. Mentre al Fontego, un tempo affrescato da Giorgione e da Tiziano giovane, rifatto negli anni Trenta e trasformato nelle Poste, si andava al più a pagare le bollette. E con le mega-affissioni sul Ponte dei Sospiri e in San Marco, anche quelle contestate e per giunta orribili, il Comune ci paga il recupero e la manutenzione della basilica, del campanile, di Palazzo Ducale, del Correr... Il prossimo a essere impacchettato sarà il Ponte di Rialto; in arrivo altre proteste. Di notte, Venezia torna se stessa. Cioè una città spopolata, come altri centri storici; e Venezia è ormai il centro storico di Mestre. Ma qui, circondati dalla bellezza, è più triste lo spettacolo degli infissi chiusi, delle luci spente, del silenzio, mentre Il flusso dei pendolari e dei turisti poveri si sposta verso la terraferma, seguendo le scritte sui muri che indicano la stazione o piazzale Roma Restano vivi gli angoli dove si ritrovano gli studenti: Campo Santa Margherita, San Giacomo dell'Orio, Il mercato di Rialto. I residenti si sono lamentati, e Il Comune ha imposto il coprifuoco a mezzanotte. Del resto, se un ragazzo suona i bonghi in Campo de' Fiori a Roma o al Ticinese a Milano, tutto si perde in mezzo al frastuono. Nel silenzio e nel vuoto di Venezia, pare stia cominciando un attacco di guerrieri zulù. In compenso, per mancanza di vie di fuga, non ci sono rapinatori, da quando hanno preso «Kocis», che scappava col barchino. (...) Il display della farmacia Morelli di Campo San Bartolomeo, vedetta della grande fuga, nella primavera 2012 indicava che erano rimasti 58.855 residenti. Orsoni dice che se si aggiungono 20 mila studenti, 20 mila pendolari, altri 20 mila che vivono a Venezia pur non avendo la residenza, gli abitanti delle isole e la quota giornaliera dei 22 milioni di turisti che ogni anno passano in città, si arriva a 200 mila la popolazione che da sempre la laguna può contenere. Sarà. Anche Il sindaco però deve riconoscere che il silenzio notturno, le finestre sbarrate, i palazzi fatiscenti accanto a quelli recuperati dai miliardari che magari ci vengono una settimana l'anno consegnano un'immagine di città morta che contrasta con la vivacità diurna Il giovedì sera, poi, giorno di chiusura del Giorgione, non c'è neppure un cinema (ora dovrebbero aprirne un altro vicino al teatro Goldoni). Il punto è che molti veneziani non vogliono più vivere a Venezia, e non solo perché le case ai piani alti sono carissime e quelle umide a livello dell'acqua o surriscaldate sotto i tetti non le prende nessuno. Lo scrivo sul «Corriere» e parecchi se ne adontano, dicono che sono costretti ad andarsene: gli affitti, la manutenzione. Tutto vero. Ma ne resto convinto: molti veneziani vogliono la macchina sotto casa; proprio come tutti noi. (...) Al mattino ci aprono San Marco alle otto, per consentirci di girare dai matronei le immagini dei mosaici prima che arrivino i turisti. (...) Forse l'emozione più grande è data dalla cupola della Creazione, appena restaurata dalla Venice Foundation, la Genesi degli analfabeti, dove Dio mette la mano di Adamo sulla testa del leone a indicare la primazia dell'uomo sugli animali; lo stesso leone che nel mosaico accanto esce dall'arca di Noè, e dopo mesi di inerzia si stirale zampe prima di allungarsi nella corsa Dovrebbe accadere lo stesso a Venezia riprendere a correre. Nonostante Il peso di un compito così gravoso: custodire tanta bellezza, e farle rinascere attorno una città.