Presidente D'Agostino, quali saranno le prime cose che saranno fatte all'Arsenale, ammesso e non concesso che questo venga integralmente conferito al Comune? «Se verrà realizzata la spending review, dalla cui legge discende la consegna del compendio alla città, con i flussi di cassa derivanti dalle concessioni, contiamo nel giro di qualche anno di recuperare interamente il complesso. Parliamo di progetti per decine di milioni di euro». Sì, ma i tempi, quali saranno? «Per alcune gare, come quella per l'ex caserma dei sommergibilisti e per le tese delle Galeazze est, da effettuare con il concorso di soggetti privati, i tempi sono più lunghi. Molti interventi possono però essere fatti subito, come il ponte mobile che potrebbe essere realizzato per la prossima Biennale. Poi dovremmo fare tutti gli interventi che servono a renderlo accessibile, visitabile, non pericoloso, gradevole». Sulla darsena si parla parecchio, ma non si è mai detto nulla sulla destinazione. «E un luogo delicato e prezioso. Deve essere un posto gestito bene, ma anche aperto a barche con certe caratteristiche, come le barche a vela o a remi. Penso anche ad una sorta di drive-in in acqua con la Biennale Cinema». Per l'ex Sommergibilisti il destino è diventare una foresteria. La città ne ha bisogno? «Dentro l'Arsenale dove ci sono già tante attività, ma è un punto lontano dalla città. L'idea è di costruire una struttura residenziale per docenti, studenti, artisti, ricercatori, giornalisti, per tutti coloro che hanno attività che hanno a che fare con l'Arsenale e che troveranno una soluzione a basso costo anche per un lungo periodo con attrezzature adeguate. Se si conclude la vicenda faremo subito la gara per costruzione e gestione della struttura da 3-400 persone, l'unica che può dare un reddito all'interno dell'Arsenale». Si parla anche di una piscina e questo non piace a molti. «Il progetto non c'è ancora, ma ci potrebbero essere strutture di supporto come magari la palestra o una piscina. Strutture sportive, non un resort». La Biennale ha in concessione gran parte dell'area sud. Difficile pensare ad un Arsenale accessibile se poi questo è chiuso per parte dell'anno. «Personalmente ritengo che sia uno spreco che per molti mesi quegli spazi restino chiusi. Vero è che l'inverno sono chiusi perché non sono attrezzati con il riscaldamento e la spesa sarebbe troppo ingente, che la Biennale. In un piano di recupero complessivo si potrebbe fare questo e concordare un'apertura tutto l'anno». Con le concessioni a Stati esteri di alcuni padiglioni, però, parte dell'Arsenale viene di fatto ceduto e quindi chiuso. «Non voglio intervenire su questa vicenda. Però credo che il Paese che vuole entrare in Arsenale debba impegnarsi per un uso permanente, perché non si può privatizzare l'Arsenale». Come finirà questa vicenda? «Non resta che vedere se in questa città prevarrà l'interesse pubblico oppure l'interesse dei privati».