Annunciato per fine anno il nuovo organo di gestione, con Comune, Regione, Fondazione Cariplo e Camera di Commercio: il nodo è il conferimento da parte dello Stato delle collezioni. Il 10 settembre scorso, in una riunione a Palazzo Litta, sede della Direzione lombarda del Mibac, il ministro Lorenzo Ornaghi ha avviato il percorso con cui si arriverà alla Fondazione Grande Brera, che dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2012. Presenti, oltre al direttore regionale Caterina Bon Valsassina, l'assessore alla Cultura di Milano Stefano Boeri, l'assessore regionale Valentina Aprea, il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti e il presidente di Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli: sono queste, infatti, al momento in cui scriviamo, le quattro istituzioni pubbliche e del privato sociale, che sostengono il progetto, fortemente voluto dal ministro Ornaghi e dall'intero Governo, finalizzato ad ampliare la Pinacoteca, restaurare il vicino Palazzo Citterio e dare vita al campus dell'Accademia di Belle Arti nell'ex caserma di via Mascheroni: un progetto da oltre 100 milioni di euro. In un momento in cui al Ministero scarseggiano i fondi anche per le spese ordinarie. Per ora sono stati trovati dal Governo (con il fattivo intervento del ministro Passera, precisa Ornaghi) 23 milioni di euro per i primi importanti interventi, di cui entro dicembre si pubblicheranno i bandi. Con Comune di Milano e Regione Lombardia dovrebbero dunque essere Fondazione Cariplo e Camera di Commercio (due istituzioni non propriamente private.) i creatori della nascente Fondazione. In attesa di trovare dei privati illuminati, che entrino in seguito a farne parte ad altro titolo. Si tratterebbe, come per il Museo Egizio di Torino, di una Fondazione di partecipazione pubblico-privato che, sotto la guida del Ministero, si occuperebbe della gestione della Grande Brera. Il Governo ha così deciso di proseguire su questa strada, annunciata nello scorso giugno e fortemente osteggiata da una parte del mondo della cultura. Sono infatti numerosi e autorevoli (Salvatore Settis, Andrea Emiliani, Tomaso Montanari. Gino Famiglietti, direttore generale Mibac, Bruno Zanardi, Fiorella Sricchia Santoro e molti altri) i firmatari dell'appello inviato alcune settimane fa a Napolitano e a Monti, oltreché allo stesso ministro Ornaghi, in cui si chiede di annullare l'operazione. I sottoscrittori bocciano il conferimento .a una fondazione di diritto privato l'intera collezione di Brera, il grande immobile che la ospita nonché ulteriori beni mobili e immobili» e temono che dopo Brera si possa procedere alla privatizzazione dei Grandi Uffizi, della Galleria Borghese, degli Archeologici di Napoli e Taranto»: senza contare le ricadute sulla gestione del personale. Durissimo Montanari, che ha affermato di paventare la trasformazione dei nostri musei pubblici in facili prede di grandi capitali, non solo italiani. In realtà, se il Mibac conferisce immobili e collezioni alla Fondazione, ne resta però proprietario. Tanto che anche Giulia Maria Crespi, presidente emerito del Fai, "non vede il rischio di una aprivatizzazione", a patto che la riforma sia chiara. In ogni caso, ci dice il ministro Ornaghi, ribadendo con forza quanto dichiarato anche al Corriere della Sera, Brera è ferma da quarant'anni. Proprio per questo occorrono strumenti nuovi, al passo con i tempi e con un sistema economico che è cambiato, preservando comunque la primazia dello Stato.