Corsa contro il tempo per salvarle. L'antropologo Dario Piombino-Mascali: «Via al recupero altrimenti è la fine» Bisogna fare in fretta, altrimenti nel giro di qualche anno, di quel cimitero sotterraneo, conosciuto in tutto il mondo come le catacombe dei frati Cappuccini, rimarranno soltanto le briciole. Le mummie, ne sono state catalogate quasi 2000 versano in cattivo stato di conservazione. Degrado, polveri, muffe, umidità, li stanno via via «divorando» irreparabilmente. Ma ci sono anche gli acidi che si stanno sprigionando dalle sostanze adoperate per l'imbalsamazione con l'umidità che si sta «impadronendo» sempre più di quei cunicoli, stanno riducendo a pezzi quel che resta dei corpi custoditi all'interno di quel zmondo dei morti» da 300-400 anni. L'allarme, com'è noto, è stato lanciato dalla Sovrintentenza ai Beni Culturali, così come già pubblicato nell'edizione di domenica ed è sicuramente un «Sos» senza appello. Infatti, dopo il sopralluogo dei tecnici della Sovrintendenza operato nel settembre scorso, è emerso come il degrado si sia ormai «impossessato» di quei luoghi e che occorrerebbe intervenire tempestivamente per non perdere tutto. In maniera irreparabile. Si cancellerebbero di colpo 400 anni di storia di Palermo. I frati Cappuccini sono inermi. Non hanno fondi per poter procedere al recupero e soprattutto al consolidamento del clima e delle condizioni dei cuniculi che conservano le mummie. L'incasso dei biglietti (3 euro a persona) - le catacombe, infatti, sono paragonabili ad un vero e proprio museo, non è sufficiente. I frati infatti, sostengono che con gli incassi a malapena riescono a garantire la mensa quotidiana per 160 poveri. «Noi ci occupiano di opere di bene - sostengono i frati - non abbiamo altre risorse. Ecco perchè chiediamo aiuto alle istituzioni, affinchè ci aiutino a salvare questo bene culturale che è di tutti e non soltanto nostro. Più non siamo in grado di fare». La mummia più antica è quella di frate Serafino di Gubbio, conservata dal 16 ottobre 1599, mentre sembra che l'ultimo corpo inumato e custodito dentro una grande cassa, sia quella del principe Giovanni Licata di Baucina, nel 1939. Una lotta impari contro l'umidità e il clima che si è formato nel tempo all'interno di qesti luoghi che rappresenta un patriminio storico e culturale unico al mondo. Frate Bonaventura punta anche il dito contro il pavimento in vetro che è stato realizzato in alcune gallerie del cimitero sotterraneo grazie ai fondi europei: «Evidentemente questa struttura ha provocato una variazione del clima all'interno». Sarà così? Chissa? Fatto sta che Dario Piombino-Mascali, antropologo e direttore del progetto «Mummie Siciliane», condotto dall'Eurac di Bolzano, nominato dagli stesso frati Cappuccini, conservatore scientifico delle catacombe, aveva lanciato già l'allarme nel 2011. «Mi auguro che qualcuno adesso prenda l'iniziativa per salvare il salvabile - sottolinea Piombino-Mascali (che tra l'altro già aveva lanciato nel 2011 l'allarme con una lettera al presidente della Regione, ndr) - occorre mettersi attorno ad un tavolo (Frati Cappuccini, Regione, Sovrintentenza, ndr) per trovare una soluzione e affrontare il tema del recupero al più presto, prima che sia troppo tardi. Le mummie delle catacombe rappresentano una delle meraviglie più note in Sicilia e al mondo, immortalate dalle parole di letterati come Alexandre Dumas, Guy de Maupassant, Fanny Lewald e Carlo Levi». 16102012