De Caro: Girolamini, Dell'Utri mi segnalò a Galan Da un'azienda leader nelle energie rinnovabili al ministero dei Beni Culturali: decisiva la segnalazione di Dell'Utri Accertamenti sugli accordi che consentirono al manager di approdare I verbali. "Il senatore fece il mio nome a Galan. Così entrai nello staff del futuro ministro» Licenziato da un gruppo leader nelle energie rinnovabili, ha saputo conquistare un posto da manager nel Ministero per i beni culturali. In che modo? Grazie a una segnalazione del senatore Marcello Dell'Utri. Eccola una parte del curriculum vitae di Marino Massimo De Caro, l'ex direttore della biblioteca dei Girolamini finito in cella dallo scorso aprile con l'accusa di aver derubato migliaia di testi antichi custoditi da secoli in via Duomo. La storia della sua nomina nello staff dell'ex ministro Galan, De Caro la racconta ai pm napoletani, rispondendo a domande mirate sulla sua assunzione in forza al Ministero prima e ai Girolamini poi. Chiara la strategia investigativa, che punta a fare chiarezza sulla serie di contatti politici e amministrativi che hanno consentito a De Caro di entrare da direttore in un tempio sacro della cultura napoletana. Come è stato possibile? Come si fa a diventare direttore di una biblioteca tanto importante? E qui De Caro si racconta, ricordando passaggi su cui - è logico pensarlo - c'è attenzione da parte del procuratore aggiunto Gianni Melillo e dei pm Michele Fmi, Antonella Serio, Ilaria Sasso dal Verme. Assunzioni, segnalazioni, indagini in corso, almeno a leggere gli atti depositati dalla Procura in questi giorni, a margine degli arresti dei presunti soci dello stesso De Caro. Insomma, la domanda su cui battono gli inquirenti è chiara: come si fa a diventare direttore dei Girolamini? È qui che De Caro ricorda i suoi trascorsi nella società Avelar energygroup, un colosso impegnato nella gestione della energia elettrica, nello stoccaggio e distribuzione di gas, di eolico e fonti rinnovabili. Un gruppo che parla russo, in cui De Caro ha svolto un ruolo non si sa in base a quali referenze e attitudini, almeno secondo la ricostruzione dell'ex direttore: «In effetti - chiarisce - dopo che ero stato licenziato da una controllata della Avelar, il senatore Dell'Utri fece il mio nome al ministro Galan per essere nominato consulente per le fonti rinnovabili, settore in cui mi ero fatto le ossa». Ma il salto successivo avviene quando, dopo essere entrato nello staff di Galan, quest'ultimo diventa ministro: «Visto che ero conosciuto come antiquario librario - ha spiegato De Caro - lo stesso Galan mi chiese di seguirlo in questa nuova esperienza. Con il ministro mi occupai del taglio dei fondi per le biblioteche, cosa che non approvavo di certo». Da questo momento in poi, la vita di De Caro è un insieme di riunioni tra direttori di biblioteche, di incontri tra colleghi per fare fronte allo stato di degrado in cui versano molti monumenti nazionali. Anche la situazione ai Girolamini - aggiunge - era tutt'altro che rosea: i tarli che corrodevano testi preziosi, mancanza di catalogazione, abbandono e degrado. Arriva lui e - secondo la Procura - ha inizio il saccheggio. Diventato direttore, accanto al conservatore padre Sandro Marsano, dà inizio a quella che viene definita come un'azione di saccheggio mirato. Oltre duemila volumi vengono trasferiti lontano da Napoli, un giro d'affari milionario, anche se tutto da quantificare. Il nuovo direttore si preoccupa anche di omaggiare Dell'Utri di tre documenti trafugati dal complesso di via Duomo. Ormai è storia nota: al senatore vanno un testo di Vico, uno di Alberti e un'antica rilegatura. Si tratta di un «gesto affettuoso», di un «dono» - spiega l'indagato - Dell'Utri non sapeva che erano libri rubati a Napoli. Vicenda complessa, ci sono ancora zone d'ombra. Difeso dai penalisti Leo Mercurio, Ester Siracusa, Grazia Volo, De Caro è indagato per peculato, ma la sua storia deve essere ancora scandagliata a fondo. A partire dal curriculum vitae, dal suo passaggio in un gruppo controllati da magnati russi con base in Svizzera, per finire a Napoli, tramite segnalazioni e iniziative su cui la Procura vuole vederci chiaro.