L'ITALIA è il paese dei festival che fanno rinascere i piccoli centri, come pure delle "università invisibili", eventi culturali cioè che richiamano migliaia di persone e che spostano la cultura dalle sedi istituzionali a quelle di impatto, e di fruizione, più immedia-to. Un Paese dunque, secondo il sociologo Do-menico De Masi, intervenuto ieri a Roma alla presentazione dell'Annuario della Cultura 2005 edito dal Touring Club Italiano, che può ben permettersi di offrire "pacchetti culturali a 360 gradi" e che quindi, come ha sottolineato il presidente del TC1 Roberto Ruozi, non dovreb-be temere di investire qualche milione di euro per la cultura. Perché in fondo il problema sta tutto qui, negli investimenti appunto, e nelle risorse sulle quali può contare il patrimonio culturale italia-no. Un patrimonio che per il ministro dei Beni Culturali Urbani rappresenta in Italia il 12 per cento del PIL, ma che viene «sottoutilizzato strutturalmente». Basta "baloccarsi" allora, e basta anche ad interventi solo settoriali, dice il ministro che non ha mancato di ribadire, dopo l'allarme lanciato su Repubblica dall'ex consigliere Salvatore Settis sulla proposta di normativa che estenderebbe anche ai beni sotto tutela la possibilità di ricorrere ad un'autocertificazione (Dia) di inizio lavori (che con un silenzio-assenso di 60 giorni può sostituire il nulla osta amministrativo), che questa norma non può essere applicata ai Beni Culturali. Certo non si può trattare il Colosseo come fosse una fognatu-ra, chiosa Urbani sostenuto dal responsabile dell'Ufficio legislativo, Luigi Torsello, il quale fa notare come dal punto di vista tecnico la norma, almeno nella sua attuale configurazione, sia palesemente anticostituzionale. Così, mentre da una parte si bada a mettere paletti laddove l'arte sembra diventare oggetto di contenzioso condominiale, dall'altra Urbani annuncia il progetto «Investire nella cultura», la produzione cioè di una sorta di libro bianco, che dovrebbe vedere la luce entro l'estate, che mira a quantificare, in termini assai rigorosi, le ragioni per le quali occorre investire nel settore più promettente per lo sviluppo del Paese: «In un momento in cui si va avanti per riconoscibilità, la cultura rappresenta per il no-stro Paese il marchio Italia». Un marchio tenuto ovunque ben presente a quanto pare, visto che nel 2004 l'incremento del turismo culturale ri-spetto al 2003 è stato del 5 per cento. Aumenta-no naturalmente le presenze nelle città d'arte, ma cresce anche l'afflusso nei centri minori che passa dal 53 al 61 per cento. Questo è soltanto uno dei dati contenuti nell'Annuario della Cultura 2005, alla sua secon-da edizione (la prima è stata adottata da De Masi come testo di studio universitario), che non trascura alcun aspetto della cultura in Ita-lia e nemmeno delle sue "estensioni" nel mon-do. Si parla di musei, cinema e musica, dei luoghi della cultura e della cultura su Internet, del bilancio del MiBAC in tre anni e mezzo di governo, del nuovo piano triennale del Lotto a sostegno dell'arte, nonché delle cooperazioni per la ricostruzione culturale dell'Iraq, della città di Barn in Iran, dei gemellaggi con New York.
Urbani: L'Italia deve investire di più nel suo patrimonio artistico
Il Touring Club Italiano ha presentato l'Annuario della Cultura 2005, che evidenzia l'importanza della cultura per l'Italia. Il ministro dei Beni Culturali Urbani ha ribadito l'importanza degli investimenti nella cultura, ma ha anche sottolineato il problema della sottoutilizzazione strutturale del patrimonio culturale italiano. Il ministro ha anche criticato una proposta di normativa che estenderebbe la possibilità di ricorrere ad un'autocertificazione di inizio lavori ai beni culturali, che considera anticostituzionale. Il Touring Club Italiano ha presentato anche dati sulla cultura italiana, come l'aumento del turismo culturale e le presenze nelle città d'arte e nei centri minori.
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