Svimez. Chimera destagionalizzazione Su 17,7 milioni di turisti ar rivati nelle regioni meridionali per 75,1 milioni di presenze, solo il 13,8 degli arrivi è riferibile a destinazioni di interesse storico e culturale, con una percentuale che scende al 7,7 se si considerano le presenze. È l'analisi della Svimez (su dati 2010) sul turismo culturale al Sud: c'è ancora molto da fare. Accostiamo due cifre: nel 2010 (ultimi dati disponibili) il turismo culturale ha inciso per il 7,7 sul totale di arrivi e presenze nel Mezzogiorno, mentre la media italiana è stata del 25 (punta del 50,6 nel Centro). Nel 2011 l'industria culturale ha pesato per il 3,8 sul valore aggiunto meridionale (tra il 5 e il 6 nelle altre aree del Paese), cioè il Pil è stato di 11 miliardi al Sud contro i 23 del Centro-Nord. Se, dunque, il turismo deve essere considerato un'industria e non un settore del «fai da te» e se la cultura deve essere un segmento importante dell'economia italiana, ecco che il quadro, nel Mezzogiorno, si presenta a tinte fosche, come delinea anche il rapporto annuale Svimez che al tema dedica un capitolo. Un esempio di vita vissuta con una premessa: solo 6 regioni su 20 distinguono tra le varie forme di turismo (dal balneare al culturale) e nel Sud solo Campania, Sicilia e Puglia forniscono dati che le fanno ritenere aree dalla significativa valenza culturale, quindi potenzialmente fruibili lungo l'intero anno. In Puglia è Lecce la città più «appetibile» culturalmente, Bari lo è di meno, ma è una base importante per raggiungere mete di interesse storico e artistico. Ebbene, lo scorso 25 dicembre una famiglia di origini salentine, oggi sparsa in diverse regioni, decise di riunirsi proprio a Bari, scegliendo un nuovo albergo a tre stelle nel centro città, nella strada delle banche e degli uffici, quindi interessante per un consumatore di livello medio. Quella famiglia fu costretta a trascorrere la notte di Natale al freddo, nonostante stufette d'emergenza fornite su richiesta; a lavarsi con acqua fredda e cibandosi, la mattina, di merendine confezionate e un po' stantie. Si può parlare di industria turistica fuori stagione in queste condizioni? Certamente no e, infatti, ci sarà una ragione se per ottobre, novembre e dicembre 2012 le prenotazioni alberghiere sono in calo, dopo la comunque già non brillante estete. Entriamo nel dettaglio. Nel 2010 nelle regioni meridionali sono arrivati 17,7 milioni di turisti e si sono contati 75,1 milioni di presenze, ma del primo dato solo il 13,8 è riferibile a destinazioni di interesse storico e culturale, mentre per il secondo dato la percentuale scende al 7,7, perché il turista cerca di visitare tutto ciò che può nel minor tempo possibile. Complessivamente in Campania, Sicilia e Puglia l'incidenza degli arrivi è del 20,9, quella delle presenze è del 12,8 e il valore più elevato, quello siciliano, si ferma al 17. Se si accostano queste cifre a quelle sull'incidenza del turismo straniero nelle località di interesse artistico nel Centro-Nord che è del 49,1 per gli arrivi e del 37,1 per le presenze il divario si acuisce perché i valori meridionali si fermano al 19,4 e al 10,8, mentre la media interna delle tre regioni è rispettivamente del 26,2 di arrivi e del 15,7 di presenze. Media bassa anche per la componente «domestica»: in Sicilia, Campania e Puglia gli arrivi incidono per il 18,5 e 1'11,5 per le presenze, a conferma di quanto accaduto nella appena conclusa stagione balneare, vale a dire che senza stranieri il bilancio sarebbe stato peggiore di quello quantificato. Scrive Svimez: «I1 Mezzogiorno non solo è poco attrattivo nei confronti degli stranieri, ma anche dei residenti in Italia, che lo concepiscono, in netta prevalenza, come destinazione balneare e solo in modo molto subordinato come destinazione d'arte e culturale». Una conferma, in tal senso, la si ha analizzando il dato delle singole città d'arte. Negli ultimi dieci anni la motivazione culturale è stata la spinta maggiore per partire e visitare siti interessanti, ma questa ha interessato poco le realtà meridionali: 0,4 annuo di arrivi contro 1,2 di presenze, mentre nel Centro-Nord il rapporto è inverso. Svimez riprendendo in sostanza la ricerca sull'industria culturale realizzata da Symbola con la Regione Marche e Unioncamere ricorda che il turismo d'arte e culturale è considerato un segmento di qualità «non solo per i suoi aspetti sociologici e perché svolge una funzione formativa e di richiamo per il cliente, ma anche perché il suo apporto economico alle destinazioni è superiore alla media di tutti gli altri turismi». È evidente, quindi, l'importanza di investire nel settore, come non si fa nel Mezzogiorno. È sufficiente l'esempio di Napoli e della sua provincia, sesta dopo quelle di Roma. Milano. Venezia. Firenze e Verona per il volume di entrate valutarie legate al turismo culturale. Ebbene, solo per l'area partenopea tra il 2010 e il 2011 si è registrato un andamento negativo: -2,6, tutte le altre cinque destinazioni ne mostrano uno positivo, con il picco di Venezia: 13,4. Ed è talmente vero che di «cultura si mangia» nonostante le affermazioni contrarie dell'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti che nel 2011 nel Sud gli stranieri hanno speso, pro capite, 73,2 euro, ma nelle città d'arte la cifra è salita a 104,8 euro, mentre è scesa a 65,8 per il mare, a 61,1 per le zone collinari, a 60,2 per le terme e a 57,6 per la montagna. Restringendo poi l'obiettivo sulla voce musei e siti archeologici, e premesso che le città d'arte in quanto tali sono considerate luoghi espositivi a cielo aperto, si scopre che nel periodo 2000-2010 le visite sono aumentate in Italia del 2,2, ma grazie al Centro-Nord ( 2,8), perché nel Mezzogiorno i dati sono rimasti fermi ai livelli del decennio precedente. In particolare nel Sud i visitatori paganti sono diminuiti dell'1,4 annuo, mentre sono aumentati dell'1,3 nel resto del Paese, con il picco del 2,5 nel Nord-Ovest, in particolare grazie alla strategia di puntare sul turismo culturale portata avanti dalle amministrazioni torinesi, dopo la crisi dell'auto di fine anni '80. Infine altri due dati significativi: nel 2011 il circuito archeologico romano ha registrato 5,4 milioni di visitatori, gli scavi di Pompei 2,3 mentre gli Uffizi di Firenze 1,8. La reggia di Caserta (a due passi da Napoli) è l'ottava destinazione museale statale e tra le prime 20 rientrano anche gli scavi e il teatro di Ercolano oltre che la Grotta azzurra di Capri. E, allora, perché a Napoli l'andamento turistico arretra?