Negli atti finisce anche l'esultanza di Villari per l'annullamento della condanna del senatore L'ex direttore racconta ai pm i retroscena sui libri «donati» NAPOLI La denuncia di Tomaso Montanari aveva già suscitato clamore e Marino Massimo De Caro, allora direttore della biblioteca dei Girolamini, si impegnò per avere articoli di stampa a lui favorevoli. In questo contesto rientrava l'annuncio di aver ritrovato a Londra alcuni libri trafugati dal complesso di via Duomo. Di quel ritrovamento, De Caro parlò anche con il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, al quale, per sua stessa ammissione, ha regalato due libri e ne ha affidato un terzo perché fosse stimato. Dunque, il direttore racconta la vicenda londinese e Dell'Utri fa una battuta ad hoc: «Fai anche lo Sherlock Holmes, allora». De Caro rivela il suo piano: «Facciamo tutto di nascosto perché poi faremo una grande conferenza stampa a Napoli». Il senatorebibliofilo ostenta curiosità: «Ma che libri sono? Importanti?». L'interlocutore conferma: «Sì, sono tutti libri scientifici importanti, dottore». Dell'Utri: «Hai capito? Quindi li ha presi qualcuno che se ne intende». De Caro: «Pare di sì, perché sono proprio scelti». Nel corso degli interrogatori investigativi, il procuratore aggiunto Giovanni Melillo e i sostituti Michele Fini, Antonella Serio e Baria Sasso del Verme tornano spesso sulla cessione dei libri della biblioteca dei Girolamini a dell'Utri. Ecco la versione di De Caro, che è difeso dagli avvocati Leo Mercurio, Ernesta Siracusa e Grazia Volo: «Il De rebus gestis (opera di Giambattista Vico, ndr) si trovava nella sala del Camino, mentre il Momo (opera di Leon Battista Alberti, ndr) era nella sala Croce. In occasione del pranzo durante il quale ho consegnato il De rebus gestis al senatore Dell'Utri, io e quest'ultimo ci siamo appartati in un'altra stanza al momento della consegna». Quanto al Momo: «Sapevo che si trattava di un libro che piaceva al senatore Dell'Utri. Precedentemente avevo chiesto alla sua bibliotecaria se tale libro fosse già in possesso del senatore ed in seguito, avuto risposta negativa, gli ho portato il libro, consegnandolo personalmente al senatore. Il libro con la legatura Canevari (quello che Dell'Utri avrebbe dovuto fare stimare, ndr) l'ho consegnato al senatore durante la fiera di Milano. Il libro non mi era ancora stato restituito quando sono stato arrestato nè, ovviamente, successivamente». Alcune telefonate tra i due vengono intercettate il 9 marzo 2012, giorno in cui la Cassazione annulla con rinvio la sentenza di appello che condannava il senatore a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. De Caro è in compagnia di familiari e amici di Dell'Utri e presta il telefonino a molti di loro perché si congratulino. Tra gli esultanti c'è il senatore ed ex presidente della commissione di vigilanza della Rai Riccardo Villari, che parla di «processo a senso unico» e si congeda rapidamente: «Continuiamo il giro degli abbracci, perché tutti ti vogliono abbracciare».