La villa romana violata ISOLA DI GIANNUTRI. IL «TOGA PARTY» di fine estate a Giannutri, quelle foto postate' su Facebook con giovani vestiti da antichi romani, che brindano sui resti di una villa del II secolo dopo Cristo, patrimonio inalienabile dello Stato, stanno scatenando un diluvio di polemiche. E potrebbero essere anche il preludio a denunce e indagini sui partecipanti a quella festa clandestina in un sito archeologico, che dovrebbe essere protetto e custodito. Il prefetto di Grosseto, Marco Valentini, aspetta riscontri ufficiali prima di aprire la pratica. «Non sapevo nulla di questa festa nella villa romana - ha commentato ieri dopo l'articolo de La Nazione - ma è mia intenzione, d'accordo con il comando provinciale, di valutare la possibilità per la prossima estate, ad agosto di distaccare due carabinieri sull'isola». Molto più drastico il sindaco del Giglio, Sergio Ortelli: «Su Giannutri è arrivato il momento delle scelte e della responsabilità. Ciò che abbiamo appreso da La Nazione sull'utilizzo improprio della Villa Romana, abbandonata e priva di controlli, lascia sgomenti ed evidenzia, ancora una volta, la necessità più volte sottolineata dal Comune e dalla Regione di un coordinamento unico tra istituzioni e soggetti a vario titolo coinvolti e finalizzato alla risoluzione definitive di tutte le questioni ancora irrisolte sull'isola. Questo ci siamo detti anche in un recente scambio con la soprintendenza archeologica, con la quale vogliamo collaborare per restituire alla collettività la Villa romana restaurata e fruibile». IL SINDACO Ortelli, però, lancia altri messaggi. «Chi ha contribuito ad alimentare un clima di conflittualità in questi mesi sulle varie questioni aperte su Giannutri - aggiunge - ha danneggiato tutta la comunità di Isola del Giglio. Il Comune non ha ruolo né competenze sulla Villa Romana, se non l'importante compito di stimolare tutti gli organismi a fare qualcosa di costruttivo. Per questo, insieme all'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini, è stata richiamata la convocazione di una riunione operativa su Giannutri portando al tavolo tutti i soggetti coinvolti a confrontarsi nelle scelte, nelle decisioni e nella condivisione di obiettivi». Quelle foto di giovani in toga e corone d'alloro sono state un'amara sorpresa per Paola Rendini, funzionaria della Soprintendenza dei beni archeologici, che ha la responsabilità sulla villa di Giannutri. «Da molti anni non riusciamo ad avere il possesso della villa - replica con veemenza la dirigente -, divisa tra agenzia del demanio e ministero dell'ambiente. Sono 32 anni che mi occupo di quella disgraziatissima villa, andrò in pensione senza aver risolto nulla. Chi è entrato nell'area ha commesso un reato. Cosa vuole che aggiunga? Che quelle foto sono una cosa indegna, che le girerò al soprintendente e spero che si arrivi a una denuncia? Non è colpa mia se in Italia c'è gente che si veste da antico romano ed entra in un bene dello Stato per fare una festa. Riparare quella recinzione piena di buchi costa un sacco di soldi. E l'unico ente ad aver investito risorse sulla villa di Giannutri è il ministero dei beni culturali».