Nel Mantovano circa 80 luoghi di culto sono ancora chiusi La Curia: tempi troppo lunghi per ricostruire I danni ammontano a quasi 100 milioni, il restauro costerebbe molto più di una ricostruzione ex novo MANTOVA Mica possono andare avanti in eterno a chiedere aiuto a Peppone, i don Camillo della Bassa. Sì, a Felonica avevano dato il buon esempio. Anche se la terra tremava ancora, don Renato Zenesini, il parroco, ai battesimi in programma la mattina dello maggio, non voleva rinunciare. Sarebbe stato come darla vinta al terremoto, che già gli aveva quasi buttato giù la chiesa. E che invece aveva risparmiato la sede dell'Arci. Al sindaco Annalisa Bazzi venne allora l'idea che i battesimi potevano essere celebrati lì, nella sala riunioni del circolo. Nelle settimane successive, nei Comuni terremotati del Mantovano, tendoni, palestre, cinema e teatri presero il posto delle tante chiese ferite dal sisma: 129 in tutto, per un danno complessivo che va dagli 8o ai 100 milioni di euro. Ora, passati più di quattro mesi dalle scosse, in quei luoghi di culto improvvisati continuano a risuonare salmi e canti. Le chiese inagibili sono ancora un'ottantina e, nonostante l'appello alla pazienza del Vescovo di Mantova Roberto Busti, molti parrocchiani cominciano a non poterne più. «Siamo tutti molto preoccupati racconta l'assessore alla cultura del Comune di Quistello Roberta Cavalli non se ne parla mai del «destino» di noi fedeli, mentre è una parte importante della nostra vita, lo dico io che sono fuori casa da quattro mesi (e lo sarò forse per sempre), per cui so cosa vuol dire avere priorità diverse». Rivogliono le loro chiese, i fedeli di Quistello e degli altri paesi della Bassa, «per avere un posto in cui sposarsi o Noi fedeli da mesi siamo costretti a seguire la messa al cinema o in luoghi di fortuna farsi fare il funerale». Ma temono anche che ruderi e impalcature siano lasciati nelle piazze «per i prossimi cent' anni», in attesa di fondi che non arriveranno mai. «Forse argomenta l'assessore Cavalli in alcuni casi sarebbe meglio costruire, in quelle piazze, chiese nuove e più sicure». L'ipotesi di abbattere chiese, campanili e sagrestie non piace a tutti, eppure anche la diocesi mantovana ci sta pensando. «Dobbiamo decidere le sorti di sette, otto chiese spiega il vescovo Busti , decidere se tenerle o abbatterle. Per alcune, ci sono difficoltà oggettive di soldi e di logistica». La decisione non è ancora stata presa, c'è quindi prudenza sui nomi degli edifici che dovranno essere rasi al suolo e, comunque, alla conclusione si arriverà sentendo tutti gli interessati: «Spetterà a noi prosegue monsignor Giancarlo Manzoli, delegato vescovile per i beni culturali alla Soprintendenza e alle comunità locali». Tra le chiese più ammalorate ci sono quelle di Quistello, San Giacomo delle Segnate, San Giovanni del Dosso, Moglia, ma c'è preoccupazione anche per le parrocchiali di Poggio Rusco e Bondeno di Gonzaga. Delle 129 danneggiate, quaranta sono state riaperte e altre dodici annuncia il vescovo saranno di nuovo agibili per Natale. «E' un cammino lungo e faticoso, sia per il reperimento delle risorse, sia per l'approvazione dei progetti da parte di chi deve tutelarli, ma contiamo di riaprirne altre dieci entro Pasqua, anche grazie allo sforzo delle comunità».