E' l'unico fiorentino seduto al tavolo del governo Monti. Anzi, l'unico toscano. Non lo tradisce certo la c aspirata, che probabilmente ha perso per strada fra Milano e Reggio Calabria, Venezia e Roma. Quello che invece non ha mai smarrito è il legame con la sua Firenze. E come succede a molti cittadini del mondo, al di là di dove vivano, per casa intendono prima di tutto il luogo dove sono nati. Roberto Cecchi, 63 anni, è un po' così. Sottosegretario del ministero dei beni culturali, già direttore generale dello stesso Mibac e prima sovrintendente dei beni architettonici da un capo all'altro dell'Italia, abita a Roma, a Monte Mario, ma quasi ogni fine settimana prende la macchina e con la sua bella moglie Fiorenza torna a "casa". In una piccola strada di fianco a piazza Vieusseux vive la madre, la signora Marcella: «E' casa sua, ma la sento comunque casa mia. Ci tengo ancora molte cose, soprattutto libri... E poi sono nato proprio in questa stanza: una volta qui nel salotto c'era la camera dei miei genitori». L'appartamento ha il gusto, l'eleganza e l'autenticità di chi conosce il valore di ogni singolo elemento architettonico e di arredamento: dal marmo dei pavimenti, al velluto verde bosco dei divani e delle poltrone, dai bei quadri con paesaggi alle pareti, alle cornici d'argento con le foto di famiglia. Del resto lei prima a tutto è un architetto... «Sì, mi sono laureato a Firenze in architettura con Piero Sampaolesi, il primo professore ordinano di restauro in Italia, con una tesi sulla conservazione dei materiali quali pietra serena e pietra forte. Dopo l'alluvione del '66, tra le molte cose ci si interrogava sul perché le spallette dell'Amo si rovinassero in tempo relativamente breve». Poi però se ne è andato. «Ho vinto un concorso per funzionario di sovrintendenza e sono andato a Milano. Ricordo che i miei compagni di corso mi prendevano in giro, dicendo che da architetto ero finito nella città con meno architettura di tutte. E invece, non solo non era vero perché a Milano c'è tutto: dal paleocristiano di Sant'Ambrogio al contemporaneo delle costruzioni di Ignazio Lardella , ma poi mi sono innamorata di quella città». Per molti anni è stato diretto-re generale del Mibac. Quanti ministri ha visto passare? «Melandri, Urbani, Buttiglione, Rutelli, Bondi, Galan e ora Ornaghi» . Uno dei tanti progetti realizzati a cui tiene di più? «L'assegnazione della sponsorizzazione del Colosseo a Della Valle». Mica sarà tifoso della Fiorentina? «Moderatamente tifoso». Dal punto di vista burocratico non è stato semplice, fra ricorsi e controricorsi. «Purtroppo è la regola. Dobbiamo mettere in conto che in media ogni quattro appalti ci sono tre ricorsi. Il grande problema del nostro paese è la mancanza di semplificazione. Molti privati disposti a investire se ne sono andati per questo». Ma vista da fuori, che effetto le fa Firenze in questo momento? «Si avverte l'affievolimento di molti settori. Ma è comunque il riverbero della situazione generale. Forse la cultura resta ancora la parte più viva e Firenze tutto sommato rimane un punto di riferimento. Va tenuto conto che se il Pil registra due punti in meno, l'andamento del settore cultura resiste allo 0,8, secondo i dati di Federcultura». Il ciclone Renzi come lo giudica? «Siamo in una fase di attesa, come se stessimo aspettando Godot. Serve qualcosa che rimetta insieme le forze migliori. E tutto quello che può servire per portare questo rinnovamento e questo bisogno di scossa, ben venga». Che cosa non dimentica mai di fare quando viene a Firenze? «Di andare per librerie. Lo so che anche qui ne stanno chiudendo molte, ma il livello della specializzazione è sempre molto alto. Come non lo è in altre città». Vediamo il suo frigo... «Dico subito che in cucina sono totalmente incapace. Non so e non voglio cucinare. Apro il frigo per prendere una mela, una banana... Non riesco a capire mio figlio che invece cucina e bene...» Quanti figli ha? «Tre: Lorenzo, che oltre a cucinare è laureato in scienze politiche e lavora all'università europea di Fiesole; Marta che è designer e vive a Milano e Irene che si sta laureando in medicina a Roma». Scusi, di chi è quel casco lì sotto il catalogo del museo Poldi Pezzoli? «E' mio. Se stamani non fosse venuta lei sarei andato con la moto a farmi un bel giro. Tengo qui a Firenze la mia Bmw R1220rt. Adoro la moto e sciare, mi danno un gran senso di libertà». Torniamo al suo lavoro. Fra le mille priorità, da deve sarebbe bene cominciare? «Dal 70 del nostro paese che è a rischio sismico. Dobbiamo lavorare per la prevenzione per non farci sorprendere ancora dal terremoto. Abbiano gli strumenti per evitare che accada di nuovo». Già, ma il problema è sempre lo stesso: Servono soldi. «La manutenzione vale l'1 degli interventi di restauro che dal punto di vista economico non vale la pena aspettare. Per Firenze, ad esempio, già anni addietro ho chiesto la verifica sismica per Uffizi e Accademia». A proposito di Firenze: e la ricerca della Battaglia di Anghiari? «Parto da una riflessione generale: da un punto di vista storiografico non c'è motivo per ritenere che Vasari abbia tirato su un muro per proteggere quel che restava del dipinto di Leonardo. Tecnicamente non si faceva a quel modo e non c'è documentazione che suggerisca un comportamento diverso». Il nuovo Teatro dell'Opera? Il cantiere dei Grandi Uffizi? «Mi auguro che si possano trovare alla svelta le risorse per entrambi".
Roberto Cecchi Sottosegretario e motociclista
Roberto Cecchi, 63 anni, sottosegretario del ministero dei beni culturali, è un fiorentino che vive a Roma. Ha una casa a Firenze, dove è nato, e la considera "casa". Ha studiato architettura a Firenze e ha lavorato per il ministero dei beni culturali, tra cui come direttore generale. Ha anche vinto un concorso per funzionario di sovrintendenza e ha lavorato a Milano. È moderatamente tifoso della Fiorentina. Parla della mancanza di semplificazione nella burocrazia e della necessità di aumentare le risorse per il settore cultura. Ha anche parlato della ricerca della Battaglia di Anghiari e del nuovo Teatro dell'Opera.
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