La notizia apparsa venerdì 12 della minacciata chiusura di Musei e Parchi Archeologici nei giorni di sabato e domenica, assurda e autolesionistica per l'economia siciliana, fa il paio con quanto una cinquantina di soci di un'associazione catanese ha constatato domenica 7 ottobre a Palermo. Si visitava lo splendido sito di San Giovanni degli Eremiti, pagando un biglietto, a prezzo intero, di 6,00. Dunque non poco. Tra biglietteria e custodi, i dipendenti dei "Beni Culturali" presenti nel sito erano otto, forse troppi, ma per contro non c'era uno straccio di pieghevole, con una descrizione ed una piantina che consentisse una migliore comprensione di un edificio dalla forma architettonica molto complessa. La spiegazione di entrambi gli eventi è ben nota e viene ripetuta quasi ogni giorno fino alla nausea, per molti settori del pubblico impiego: una malintesa forma di assistenzialismo ha portato a succhiare ogni risorsa economica per incrementare il numero degli stipendiati, riducendo quasi a zero le risorse per gli strumenti con cui gli stessi devono operare. Certo, non si può, né si deve licenziare, perché si arriverebbe ad un dramma sociale, ma una politica di trasferimenti di personale e migliore dislocazione di essi sul territorio regionale, mettendo tale personale nelle condizioni di produrre altro reddito, è assolutamente indispensabile, pena un ulteriore peggioramento di una situazione già al collasso. E la Sicilia è piena di emergenze architettoniche e archeologiche che, se promosse e rese facilmente visitabili anche sabato e domenica, potrebbero portare quel ulteriore reddito che manca. Giambattista Condorelli