La lettera del 6 ottobre a firma di Remo Schiavo "Ex Berico, Italia Nostra si incateni per altro", mi ha lasciato più stupito che amareggiato in quanto uscita da un uomo di cultura assai noto e considerato La lettera del 6 ottobre a firma di Remo Schiavo "Ex Berico, Italia Nostra si incateni per altro", mi ha lasciato più stupito che amareggiato in quanto uscita da un uomo di cultura assai noto e considerato. Non si può ridicolizzare l'azione di Italia Nostra in questa lotta per risparmiare a Vicenza una ennesima operazione "bruttura": parlo della realtà urbanistica della "Busa di S. Michele". Premetto che gli auspicati interventi di salvataggio di monumenti da lui citati (complesso di S. Biagio, S. Maria Nova) sono per Italia Nostra, da anni, oggetto di studi, convegni e petizioni. Stia tranquillo, professore, non verranno trascurati ma, in questo momento, la priorità è nella "Busa di S. Michele" in quanto vi incombe una operazione immobiliare irreparabile. Caro professore, come si fa a paragonare il salvataggio del Cinema Berico, pur "teatrino dei ragazzi delle passate generazioni", con la perdita del teatro Verdi o la mancata ricostruzione del più famoso teatro Eretenio e, men che meno, parlare di "campagna di iconoclastia da cui si salva solo il sommo teatro Olimpico"! Ma, soprattutto, non si può far passare per stupidi, visionari o addirittura faziosi (accenno a presunti interessi privati di alcuni) tutti i vicentini coinvolti nel salvataggio di questo angolo del nostro centro storico situato a poche decine di metri dalla Basilica Palladiana, oggi più che mai al centro dell'attenzione internazionale! Il cinema Berico "adeguatamente restaurato" (non sappiamo come, essendo oggetto di una speculazione edilizia) rimarrà sempre un edificio insignificante e, comunque, un corpo estraneo nel contesto in cui si trova. L'asserzione, poi, circa la presenza di un cimitero nell'area occupata dall'edificio è errata. Infatti l'attenta e puntuale ricerca effettuata da Italia Nostra ha confermato che il teatro Berico (poi diventato cinema) è stato costruito nell'area del sagrato dell'antica chiesa di S. Michele. Infatti questa era disposta lungo l'attuale contrà Busa S. Michele per cui la facciata era perpendicolare all'attuale università di Ingegneria, dove all'interno si trovano ancora i resti dei due chiostri e di parte del convento, già annessi alla chiesa stessa. Pertanto il Palazzo Valle nel 1600 fu progettato e costruito con l'ampio respiro che la sua imponente facciata richiedeva. Solo nei primi anni del Novecento fu, inopinatamente, costruito il "teatrino" in oggetto, edificio di nessun valore artistico che, con valutazione frettolosa della storia del luogo, è stato frettolosamente vincolato dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Verona. Ora si presenta l'ultima occasione per riparare al doppio errore urbanistico e così riportava alla vista la prospettiva frontale del palazzo Valle, rendendolo visibile persino scendendo dal ponte di S. Michele da dove, ora, si vedono solo gli abbaini del palazzo svettare al di sopra del tetto del cinema Berico. Questo gioco di prospettive che Cevese aveva per primo evidenziato, è la conferma della validità urbanistica di questa operazione. Rendere prezioso questo angolo del centro storico, come egli diceva, per far dialogare tra loro i tre monumenti: ponte di S. Michele, oratorio di S. Nicola e palazzo Valle. Ricordiamoci che Vicenza ha ricevuto il blasone di "Città Unesco" per il suo centro storico, tra i più ammirati d'Italia, e non certo per le sue squallide periferie, purtroppo, comuni a molte altre città italiane. Guido Briganti e altre 40 firme Vicenza
Ex Berico, non si può ridicolizzare Italia Nostra
Un professore di cultura ha scritto una lettera a Remo Schiavo, leader di Italia Nostra, per criticare la sua posizione sull'operazione urbanistica della "Busa di S. Michele" a Vicenza. Il professore sostiene che l'operazione è necessaria per salvare il centro storico della città e che il cinema Berico è un corpo estraneo nel contesto. Inoltre, sostiene che l'operazione non è una "campagna di iconoclastia" e che tutti i vicentini coinvolti nel salvataggio del centro storico sono visionari. Il professore ricorda che Vicenza ha ricevuto il blasone di "Città Unesco" per il suo centro storico e che l'operazione urbanistica è necessaria per mantenere la sua qualità.
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