Domani riapre al pubblico la Badia di Sant'Agata, inaccessibile dal lontano 2004 quando fu avviato il progetto di messa in sicurezza resosi necessario dopo i danni causati dal terremoto del 13 dicembre 1990. Dopo 9 anni, infine, cittadini, fedeli e turisti potranno ammirare una delle chiese più belle di Catania progettata da Giovan Battista Vaccarini a partire dal 1736 e ultimata nel 1780, dodici anni dopo la sua morte, con il probabile contributo degli architetti Palazzolo e Battaglia. La chiesa, insieme all'attiguo monastero delle Benedettine, entrò a far parte del patrimonio statale nel 1866, con le «leggi eversive», ma fu riconsegnata alla Diocesi nel 1911 e poi, nel 1935, affidata alla «Pia società di San Paolo», le Paoline. Il monastero, invece, è stato separato dalla chiesa ed adibito ad uffici e, nel tempo, ha ospitato anche la vecchia sede del nostro giornale, prima di essere occupato dal centro sociale Auro. Nel 2004 la Protezione civile ha elaborato un progetto di messa in sicurezza e l'anno successivo da dato il via ai lavori sulla facciata e sulla cupola. L'intervento, portato avanti sotto la direzione dell'arch. Salvatore Alberti, si è concluso nel 2008 ed è costato 1.200.000 euro dei quali 950.000 con i fondi della legge 4331991. Il finanziamento disponibile non prevedeva il restauro dell'interno che la Curia ha deciso di affrontare, a partire dal 2009, affidandolo allo studio «Elleniatre» sotto la direzione dell'arch. Giuseppe Amadore. Dopo una prima ipotesi che prevedeva un intervento minimale, data l'importanza del monumento, la Diocesi ha deciso per un lavoro più impegnativo volto a riportare alla luce il colore originario della chiesa. Dai saggi effettuati, infatti, si è potuto capire che il colore prevalente, un tristissimo grigio, risaliva alla fine degli anni Cinquanta, nello stesso periodo in cui la cupola fu ricoperta da orrendi mattoni rossi. Rivestimento rimosso con i lavori della Protezione civile quando, su decisione dell'allora sovrintendente Campo, la città, con sgomento, prese atto di una cupola di un bianco splendente, al posto dell'alternanza tra il grigio scuro dell'intonaco degli spicchi e il bianco della pietra dei costoloni, il tipico contrasto cromatico delle cupole di città, inclusa quella della cattedrale che si alza proprio di fronte alla Badia. I sondaggi, inoltre, hanno consentito di scoprire che le colonne laterali - che Vaccarini aveva pensato rivestite di marmo giallo, arricchito probabilmente di diaspri rossi, così come aveva visto a Sant'Agnese in Agone, la chiesa romana del Borromini che era andato a visitare prima della progettazione della Badia - erano state orginariamente trattate con stucco che riproduceva un finto marmo bianco di Carrara lucidato a cera. Il restauro, dunque, è stato centrato sulla rimozione degli strati di colore successivi avendo la cura di salvare la patina ambrata data nel tempo dalla pigmentazione delle cere protettive. Questo - come spiega l'arch. Amadore - ha significato che in alcune parti sono state recuperate le superfici originarie, dal basso al primo cornicione, il altre è stata necessaria una parziale sostituzione, dalla cornice al tamburo, mentre da questo alla volta l'intonaco e il colore sono stati rifatti dal momento che erano del tutto rovinati dalle infiltrazioni d'acqua. Ancora. E' stato rifatto del tutto l'impianto elettrico avendo cura di ubicarlo negli ambienti più compromessi, gli spazi di saldatura tra la chiesa e il monastero, mentre i «fili» sono stati collocati lungo i cornicioni in modo da non essere visibili dal basso. Sono stati restaurati i lampadari laterali e la splendida ninfa centrale per ricostituire la quale è stato necessario integrare ben 4.500 pezzi mancanti tra vetri, lamine, pendenti di cristallo. Il restauro è costato 650.000 euro, dei quali 520.000 per i lavori. Il 30 della somma, un contributo di 190.000 euro, è stato coperto dalla Cei con i fondi dell'8 per mille. Restano da restaurare gli altari laterali e le parti lapidee in basso. Si è scelto, infatti, di completare le parti alte il cui restauro ha necessitato un ponteggio imponente. Infine, bisogna ancora attrezzare la chiesa di parte dell'arredo per la liturgia e a questo è legata la riapertura al culto della Badia. 14102012
SICILIA - Badia di Sant'Agata la città domani ritrova un tesoro
La Badia di Sant'Agata, una delle chiese più belle di Catania, è stata chiusa al pubblico dal 2004 a seguito dei danni causati dal terremoto del 1990. Dopo 9 anni di lavori di messa in sicurezza, la chiesa è stata riaperta al pubblico. I lavori di restauro sono stati portati avanti dalla Diocesi e hanno costato 1.200.000 euro, di cui 950.000 con i fondi della legge 433/1991. Il restauro ha riguardato la facciata e la cupola, che sono state restaurate per riportare alla luce il colore originario. I lavori hanno anche riguardato l'interno della chiesa, dove sono stati restaurati gli altari laterali e le parti lapidee.
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