Si trova sul Poggio Meta, alle spalle di Villaseta e non distante dal tempio di Vulcano. È su un fondo di proprietà privata Larea dove sorge la chiesa della Madonna delle Tortorelle È lì da 1300 anni, secolo più secolo meno, ma la burocrazia della gestione dei beni culturali non si è ancora del tutto accorta della sua esistenza. Stiamo parlando dell'antica chiesa di Poggio Meta, alle spalle di Villaseta e a poche decine di metri dal tempio di Vulcano e della Kolymbetra, conosciuta come Madonna delle Tortorelle. L'edificio, scavato nell'arenaria versa in uno stato di totale abbandono ed è ad oggi conosciuto solo da pochissimi addetti ai lavori. L'area è accessibile a chiunque, come abbiamo potuto constatare durante il nostro sopralluogo, e all'interno della piccola chiesa è possibile trovare spazzatura e addirittura parziali segni di focolari. I muri sono solcati da profonde crepe, dovute al trascorrere del tempo e alle radici degli alberi, e la superficie dell'abside presenta quanto rimane delle pitture, ormai totalmente scrostate. Studiosi ci confermano, tra l'altro, come fino ad un decennio fa fosse ancora chiaramente visibile l'affresco della Madonna, adesso consumato dall'umidità e dai sali prodotti dall'arenaria. Una piccola scala conduce ad un piano superiore, formato da altre due stanze, anche se il cedimento di una parte del pavimento impedisce di raggiungerle. «Si conosce poco di questo edificio, risalente probabilmente al 600, 700 dopo Cristo - ci spiega lo storico Settimio Biondi - conosciuto come Madonna delle Tortorelle, nome che ha dato il toponimo corrispondente ad un quartiere della città. Si tratta molto probabilmente di una chiesa di rito bizantino, dato che in quell'epoca non era ancora diffuso quello romano e probabilmente per un periodo è stato abitato da eremiti, ma le testimonianze storiche e gli studi finora condotti non sono tali da poter affermarlo con chiarezza». Sull'importanza della struttura si pronunciano anche organi preposti come Soprintendenza e Parco archeologico, che però sulla tutela hanno idee contrastanti, innanzitutto sulla competenza sul bene, che comunque risulta all'interno di un fondo privato. Questo aspetto complica le cose, perché la possibilità d'intervento da parte degli enti è limitata finché non vi sarà un esproprio. Madonna delle Tortorelle, comunque, sarebbe una delle poche chiese rupestri in quell'area e di questo tipo e quindi di un bene da tutelare. E allora perché nessuno è fino ad ora intervenuto per il recupero e la fruibilità? «Ad Agrigento - spiega ancora Biondi - in passato ci si è occupati quasi unicamente dei beni di origine romana a greca, non ritenendo quasi utile tutelare e valorizzare quelli di epoca successiva. Esempio palese è lo stato in cui versano le porte medievali della città o altri edifici di periodo chiaramontano». La chiesa di Madonna delle Tortorelle, tra l'altro, secondo Biondi potrebbe essere stata costruita anche su insediamenti precedenti, ma ad oggi mancano studi e scavi che verifichino questa eventualità. Da circa 30 anni, ci confermano, nessuno si occupa di quella chiesa, perché nei fatti vi è un problema di gestione degli oltre 1300 ettari del Parco Archeologico della Valle dei Templi, che per assurdo è troppo esteso e troppo ricco di risorse «secondarie» perché queste possano essere tutte gestite e sfruttate. Il risultato di tutto questo è che ciò che ha resistito anche alle dominazioni straniere adesso possa morire di burocrazia. Gioacchino Schicchi 14102012