Allarme della Soprintendenza. I frati: "Non abbiamo soldi" UMIDITÀ, polvere, abiti a brandelli, corpi scomposti. Le Catacombe dei Cappuccini, luogo unico al mondo che custodisce duemila mummie, rischia di scomparire in pochi anni. A lanciare l'allarme è la Soprintendenza, che dopo un'ispezione ha inviato ai frati una relazione durissima per sollecitare interventi immediati. Ma i Cappuccini alzano bandiera bianca: «Non ci sono soldi». UMIDITÀ, polvere e ragnatele dappertutto. Abiti a brandelli, corpi scomposti e calcinacci sulle casse in una cripta il cui degrado è fin troppo evidente. Il patrimonio delle Catacombe dei Cappuccini, cimitero unico al mondo che custodisce duemila mummie, rischia ormai di scomparire nel giro di pochi anni. A lanciare l'Sos è la stessa Soprintendenza ai Beni culturali che qualche settimana ha effettuato con i suoi tecnici un'ispezione, dopo la quale è stata inviata ai frati cappuccini, a tutti gli effetti detentori di questo bene, una relazione durissima e dettagliata per denunciare lo stato delle cose e sollecitare un immediato intervento. «Si tratta di un museo eccezionale dice il soprintendente Gaetano Gullo che rischia di perdersi. Le mummie non sono conservate in modo idoneo, non c'è un percorso espositivo, non ci sono pannelli esplicativi. Insomma le mummie versano in un grave stato di abbandono. Sono i frati in primis a doversene occupare, a tutelare quel luogo. Fra l'altro è stato anche fissato un biglietto di entrata per la visita delle catacombe che potrebbe essere una risorsa». Ma i cappuccini alzano bandiera bianca. A sentire loro, soldi in cassa non ce ne sono e comunque non sono sufficienti per affrontare i lavori di ristrutturazione della struttura e soprattutto un intervento serio di conservazione delle mummie. «L'incasso dei biglietti dice Vincenzo Marchese, ministro provinciale dei frati Cappuccini di Palermo serve a tante opere di bene, a cominciare dalla mensa per i poveri. Ogni giorno accogliamo 160 persone. In ogni caso, ci siamo impegnati con la Soprintendenza, a ripulire lo spazio, a sistemare l'area esterna in modo da arginare le infiltrazioni d'acqua e metteremo in sicurezza gli infissi. Più di questo non possiamo fare, non abbiamo risorse ». Non rimane, quindi, che sperare che qualcuno raccolga l'appello per salvare le catacombe e le duemila mummie che raccontano quasi quattro secoli di storia della città. Del resto basta un giro sul posto per constatare il degrado a occhio nudo. Già nel 2007, Dario Piombino-Mascali, antropologo direttore del progetto "Mummie Siciliane", condotto dall'Eurac di Bolzano, nominato dai frati conservatore scientifico delle catacombe, ha lanciato l'allarme. E nel 2011 ha inviato anche una lettera al presidente della Regione Raffaele Lombardo in cui chiedeva di «considerare il ripristino dell'immobile come un'assoluta priorità, agevolando le operazioni di restauro della struttura e tenendo soprattutto conto dell'urgenza dei tempi». Da allora, però, nulla è cambiato e la situazione è destinata a precipitare. Soltanto la piccola Rosalia Lombardo, morta nel 1920 a due anni, diventata in tutto il mondo il simbolo delle catacombe palermitane, grazie all'imbalsamazione di Alfredo Salafia, da dicembre dello scorso anno riposa in una vetrina hi-tech che la tutelerà dalla distruzione del tempo. Un traguardo del progetto "Mummie siciliane" con la collaborazione della soprintendenza. Ma se Rosalia è salva, per il resto c'è ancora molto, se non tutto, da fare e in fretta. «In questi anni dice Piombino-Mascali abbiamo portato avanti importanti studi biomedici e antropologici sulle mummie mai effettuati prima. Ma il problema fondamentale rimane la struttura. Le infiltrazioni di acqua, l'umidità e la formazione di acidi corrosivi rovinano tutto giorno dopo giorno. Se non si interviene subito, entro qualche anno rimarranno solo briciole».