L'ordine del Papa dopo la scoperta dei danni per l'umidità L'immagine già trasferita nei laboratori del Vaticano con mezzi scortati dalla polizia POMPEI. In gran segreto, custodito in un mezzo blindato realizzato per l'occasione e scortato da due volanti della polizia, l'icona della Beata Vergine del Santissimo Rosario di Pompei ieri mattina ha lasciato l'altare maggiore della basilica per raggiungere il laboratorio di restauro dei musei del Vaticano. Il quadro presenta preoccupanti segni di umidità. Non c'era tempo da perdere, bisognava intervenire con tempestività. t stato il Pontefice a disporre che la preziosa venisse trasportata con urgenza a San Pietro e trattata dalle mani qualificate dei restauratori che tutelano il patrimonio culturale della Santa Sede. A fare l'allarmate scoperta è stato un pool di esperti restauratori spediti a Pompei da Città del Vaticano per constatare lo stato di salute dell'icona venerata in tutto il mondo. Benedetto XVI, informato dell'urgenza, ha disposto l'immediato trasferimento. Il quadro resterà a Roma fino alla fine di dicembre. Questo significa che il tradizionale «bacio del quadro», il 13 novembre, non ci sarà. Ai fedeli non farà piacere la notizia. I pellegrini di Maria hanno bisogno di un contatto diretto, solo così la sentono più vicina e sono speranzosi di essere ascoltati ed esauditi. Ma lo stato di salute della tela della Regina del Rosario ha la priorità. L'ultimo restauro dell'icona risale al 1965, quando Paolo VI le cinse la fronte con la corona d'oro. Fu un restauro altamente scientifico, durante il quale, sotto i colori sovrapposti nei precedenti interventi, furono scoperti i colori originali che svelarono la mano di un valente artista della scuola di Luca Giordano (XVII secolo). Per impedire che la tela potesse essere danneggiata dal tempo fu avvolta in un velo di plexiglass. Il calore delle candele, nel corso degli anni, ha però sciolto la pellicola che proteggeva la pittura creando gocce di umidità che hanno danneggiato il capolavoro. Il quadro giunse a Pompei la prima volta il 13 novembre del 1875. Fu il Beato Bartolo Longo, fondatore del santuario e della città, ad acquistarlo. Si rivolse all'amico padre Alberto Radente che, per evitare che il beato spendesse troppo, lo invia da suor Concetta De Litala, presso il conservatorio del Rosario a Porta Medina a Napoli. La religiosa conservava una tela della Madonna del Rosario che le aveva donato, qualche tempo prima, lo stesso padre Radente. «Ohimè! - disse don Bartolo - Provai una stretta al cuore al primo vederlo. Era non solo una vecchia e logora tela, ma il viso della Madonna, meglio che di una Vergine benigna, tutta santità e grazia, pareva piuttosto quello di un donnone ruvido e rozzo. Chi mai dipinse questo quadro? Misericordia! Non potei io trattenermi dall'esclamare con un'aria tra lo spavento e Io sconforto. In cuor mio sentivo che i poveri pompeiani assai malagevolmente si sarebbero disposti a devozione rimirando quella brutta immagine». Il beato stava quasi per lasciar stare, ma la missione stava per finire e a Pompei tutti attendevano il quadro. Fu così che, il 13 novembre del 1875, fa il suo arrivo a Valle di Pompei, su un carro di letame, la tela della Madonna del Rosario che, al contrario delle aspettative, è diventata una delle più prodigiose e venerate icone mariane. Il quadro, però, necessitava di un restauro e fu posto alla venerazione dei fedeli soltanto il 13 febbraio 1876.