Dagli atti dell'inchiesta sul sacco della Biblioteca dei Girolamini emerge una telefonata intercettata tra Marcello Dell'Utri e Marino Massimo De Caro allora direttore del complesso napoletano. «Cosa c'è di buono a Napoli?», chiede il senatore. La risposta è singolare: «Le faccio un ricatto-baratto: due prime edizioni di Giovambattista Vico in cambio di due pranzi». E il senatore replica: «Anche tre ti faccio». «Cosa c'è di buono a Napoli?», chiede al telefono Marcello Dell'Utri. La risposta al senatore gliela dà Marino Massimo De Caro, il suo amico che a Napoli è stato spedito ad occupare il posto di direttore della Biblioteca dei Girolamini. Una conversazione con qualche doppio senso, che finisce agli atti dell'inchiesta sul saccheggio del complesso monumentale di via Duomo, vicenda che vede De Caro agli arresti per peculato dallo scorso aprile. Dopo una fase di studio, De Caro decide di collaborare con i pm, tanto da ricostruire il suo rapporto con il senatore: ha sì regalato libri antichi a Dell'Utri, ma quest'ultimo non era a conoscenza della provenienza illecita dei doni. Anzi: ai pm napoletani, De Caro ribadisce di aver parlato di un «regalo», di un semplice «gesto d'affetto» rivolto al senatore. Sono diverse le conversazioni agli atti, in cui il senatore si diverte a dare dello «Sherlock Holmes» a De Caro che sembra industriarsi per andare a recuperare libri napoletani in un'asta battuta a Londra, in una fase in cui l'ex direttore era intenzionato a dimostrare la correttezza del proprio agire. Poi tra i due sembra prevalere un linguaggio in codice: si parla di un «baratto-ricatto» proposto da De Caro al politico, di «pranzi» in cambio di «libri di Giovanbattista Vico», ma anche di un invito a Napoli per il senatore. Un appuntamento strano, di notte, tanto da spingere De Caro a dire che «la settimana prossima ho tutto il convento per me, perché i padri vanno via». Perché tanti misteri? Perché assicurare a Dell'Utri una visita sotto traccia? Che fastidio potevano dare alcuni preti al senatore in visita tra gli scaffali? Sul punto i pm napoletani insistono, tanto che De Caro si limita a un commento di superficie: «Voi non conoscete la mentalità del bibliofilo, che ama stare in una biblioteca da solo». Difeso dai penalisti Leo Mercurio, Ester Siracusa e Grazia Volo, De Caro ha ammesso di essere stato raccomandato da Dell'Utri per dirigere i Girolamini, ammette anche di aver regalato due testi (la Vita di Carafa di Vico e un testo di Alberti) e una rilegatura, ma nega che Dell'Utri conoscesse la provenienza illecita dei tre regali. Restano le intercettazioni, su cui si attendono le valutazioni del procuratore aggiunto Gianni Melillo e dei pm Michele Fini, Ilaria Sasso dal Verme, Antonella Serio. Ma ecco cosa si dicono i due al telefono lo scorso 22 febbraio, quando De Caro si rivolge dando del lei al proprio interlocutore, che invece gli risponde dandogli del tu. Dell'Utri: «Cosa c'è di buono» a Napoli?». De Caro: «Perché, io barattavo due prime edizioni di Vico, se le mancano, per due inviti a pranzo». Dell'Utri replica: «Anche tre ti faccio». De Caro è più esplicito: «No, le ho trovato, dottore, il "De rebus gestis di Antonio Carafa" (opera di Giambattista Vico, ndr), che è uno dei più rari». Dell'Utri: «Del Carafa, so che non ce lo abbiamo». De Caro: «E poi c'è una risposta al giornale dei letterati anche dell'undici». Dell'Utri commenta: «Bello, bellissimo». Pranzi in cambio di libri, baratto o ricatto, raccomandazioni e gesti d'affetto, con Dell'Utri che a un certo punto insiste dicendo: «Massimo fai tu il prezzo». Inevitabile la domanda dei pm: Dell'Utri sapeva che i libri avuti da De Caro erano di provenienza furtiva? Era al corrente che il direttore stava saccheggiando i Girolamini? Sul punto, l'indagato è fermo: «Sicuramente non ho consegnato il libro del Vico al senatore in presenza di padre Sandro Marsano (l'ex conservatore della biblioteca ora agli arresti domiciliari, ndr). Il senatore non sapeva assolutamente che il libro provenisse dalla biblioteca dei Girolamini». Vicenda complessa, ora la parola passa alla Procura che martedì vuole ascoltare padre Marsano (difeso dal penalista Bruno Von Ant, è ai domiciliari da dieci giorni), nel tentativo di aggiungere nuovi tasselli sulla storia del bibliofilo mandato a custodire i libri napoletani.