Le mura di piazza Erbe sono più antiche del previsto: risalirebbero ai primi secoli dopo Cristo, forse erano fortificazioni TRENTO. Combinazione, circostanza fortuita o scherzo del destino: nell'arco di pochi giorni sono affiorati, sia a Trento che in Vallagarina, i resti della prima colonizzazione romana. In particolare sono giudicati molto interessanti" dagli addetti ai lavori i ritrovamenti degli archeologi negli scavi che Dolomiti energia ha avviato in piazza Erbe. Gli specialisti della Soprintendenza ai beni architettonici hanno per ora indagato una piccola parte dei circa dieci metri di struttura muraria affiorati la settimana scorsa mentre gli operai stavano scavando nel sottosuolo una buca che dovrà alloggiare una delle isole ecologiche interrate del centro storico. «Gli scavi procedono con lentezza - spiega Cristina Bassi, l'archeologo della Soprintendenza che si cura del sito -, poichè seguono il ritmo e la procedura di uno scavo archeologico. Possiamo però dire che il muro è stato realizzato in età tardo-antica, forse addirittura nel periodo romano. Sopra, invece, si possono distinguere i livelli medievali e alto-medievali, in una stratigrafia molto interessante e di una ricchezza che solo di rado si è vista in città». Secondo le prime impressioni, potrebbe trattarsi addirittura di mura di cinta della città. «Per l'esattezza, sembrano mura perimetrali che testimoniano un possibile allargamento della cinta muraria. Dobbiamo però ancora verificare lo spessore, la larghezza dei manufatto». A confermare la datazione, nel corso dello scavo sono stati repertati alcuni frammenti di ceramiche: negli strati inferiori, mescolati al terriccio e ai sedimenti, c'erano ceramiche romane, mentre in quelli superiori i frammenti risalgono invece al medioevo. Questi reperti, fatti reagire con le modalità costruttive, che sono state analizzate nel dettaglio, rivelano una certa coerenza: è cioè verosimile che lo strato più basso del muro (o delle mura, se verrà confermato che si tratta della struttura di fortificazione a tutela della città) risalga al periodo tardo-romano. Difficile prevedere quanto durerà il lavoro della Soprintendenza. «Abbiamo lavorato a una piccola porzione di muro, c'è ancora molto lavoro da fare. Ci dispiace di ritardare in questo modo dei lavori di pubblica utilità, ma si tratta di un' indagine molto importante e interessante, dal punto di vista archeologico. Stiamo gestendo questa situazione straordinaria in accordo con il Comune e Dolomiti energia, per limitare i disagi al minimo». Secondo gli studi fin qui condotti, confermati in base ai ritrovamenti archeologici avvenuti durante il restauro del Teatro Sociale, che oggi si possono ammirare in piazza Battisti, il primo nucleo di insediamento romano, in principio un accampamento militare, era piuttosto ridotto, e compreso tra via Manci (confine nord) e piazza Duomo (confine sud). Sul lato meridionale delle mura perimetrali si apriva la Porta Veronensis, principale accesso alla città romana, che sui lati est e ovest era protetta da mura e un fossato, impiegato sia per difendere il perimetro della città sia per lo scolo delle acque e gli scarichi delle abitazioni. In quell'epoca (dal I secolo avanti Cristo) c'erano almeno due porte laterali, mentre il lato nord era protetto da un'ansa dell'Adige (il corso venne poi rettificato a metà Ottocento, spostando l'alveo più a ovest). Le strade si sviluppavano come un reticolo regolare, a scacchiera. Il foro si trovava con ogni probabilità tra le attuali via Belenzani e via Manci, all'incrocio del Cardo maximus (la strada che rappresentava il principale asse nord-sud) e il Decumanus maximus (l'asse est-ovest). Ma si tratta di ipotesi basate sulle consuetudini costruttivo-organizzative romane, che venivano riproposte nella stessa formula in ogni città. L'antica città romana non comprendeva il Duomo, costruito sul lato sud. Piazza Erbe si trova spostata a est, in una zona che almeno in linea teorica doveva essere esterna rispetto alle mura romane. Se venissero confermate le prime impressioni, i basamenti scoperti dagli scavi potrebbero rappresentare una fase tardo-romana, o forse medievale, di sviluppo urbano che includeva nella città una zona fino ad allora esterna alla cinta muraria, di cui non v'è alcuna traccia nelle mappe antiche Cristina Bassi, archeologa della Soprintendenza: «Siti da ricoprire dopo lo studio» TRENTO. Sia gli scavi di Trento che quelli di Rovereto sono destinati a essere ricoperti. Ma non prima che gli studi e la documentazione sia completata. «Il sindaco Miorandi -spiega l'assessore provinciale alla cultura Franco Panizza - mi ha chiesto di poter valorizzare l'antica azienda agricola al Navicello. Vedremo cosa si può fare. A Rovereto si nota bene la stratificazione delle esondazioni dell'Adige, che aggiungono conoscenze sul nostro passato. Cosi anche in piazza Erbe, viene aggiunto un pezzo di storia tra il periodo tardo-romano e il medioevo. Con Dolomiti energia cercheremo una soluzione per spostare l'isola ecologica, senza rovinare le antiche mura». Il primo insediamento romano di Tridentum, in una suggestiva ricostruzione al computer