Vodret lascia la soprintendenza di Roma e ripercorre la sua gestione Ho abbattuto i costi e aumentato di un quinto i visitatori delle mostre. Ho riaperto Palazzo Barberini però c'è ancora moltissimo da fare Al momento di andarsene, Rossella Vodret, che si è dimessa da soprintendente ai musei a Roma, si «confessa» un po'. Quando lascerà l'appartamento di servizio? «Non l'ho mai usato. Trasformato da tempo in uffici della soprintendenza ai beni artistici per il Lazio». Nobile. Eppure, l'hanno molto attaccata. «E non capisco perché. Assunta da esterna in Calabria, tre anni soprintendente e quattro a quella del Lazio, colmata di belle parole. Arrivata a quella di Roma, avrò dato fastidio a qualcuno, anche se non immagino a chi, e mi spiace. Ha cominciato il sito Dagospia, citando una gola profonda in soprintendenza: l'ho querelato per le falsità». La famosa mostra su Roma al tempo di Caravaggio pagata tre milioni di euro? «Molto meno della metà. Per allestirla, Pierluigi Pizzi ha avuto 20 mila euro, il minimo sindacale; la realizzazione è costata 450 mila euro. Ho fatto restaurare e vedere quadri che nelle chiese erano a dieci metri d'altezza, illuminati da dieci watt: mi hanno ringraziato. Era il frutto di dieci anni di studi: documentato un periodo cruciale, valorizzati dipinti quasi ignoti, un'esposizione mai organizzata prima, vista da 80 mila persone. E i musei devono fare mostre». Ma i conti del suo ufficio sono in ordine? «Lascio una soprintendenza a posto, in ottima salute. L'ho trovata che seguiva una tradizione orale. Gli incassi, da quattro milioni sono divenuti dieci; i visitatori del Polo, aumentati di un quinto. A settembre, ho dovuto, e potuto, versare allo Stato 360 mila euro, che aveva richiesto». Ma allora, perché l'accusano di gestione disinvolta? «Non so che significa, e nessuno lo spiega. Però le cose false non le accetto: ci stanno pensando gli avvocati». Che cosa c'è sulla sua scrivania? «Sto preparando una mostra su Georges La Tour, una mai fatta di Carlo Saraceni, una di Antoniazzo Romano cui manca solo il permesso del ministero delle Finanze; un progetto sugli eredi di Caravaggio da Bartolomeo Manfredi in poi». Ma che cosa ha trovato, e cosa ha vissuto in tre anni? «Ho subito dovuto pagare 90 mila euro a tre dipendenti che avevano fatto causa. Ho sospeso le mostre contemporanee a Palazzo Venezia: ci sono già Macro e Maxxi; e per un anno sono stata coperta da insulti da chi aveva avuto mezze promesse. Ho trovato 420 dipendenti: sono 310, età media 58 anni; i mancano anche gli storici d'arte: mi sono appoggiata a gruppi di neolaureati con contratti a tempo. Ho assolto le richieste di prestiti per le sedi di rappresentanza dello Stato con quadri di giovani contemporanei, scelti da una commissione dell'Accademia di Belle arti. Ho avuto grandi soddisfazioni: la riapertura di palazzo Barberini, le notti dei musei e Caravaggio, i grandi restauri al Quirinale». Però non ha ancora «liberato» palazzo Venezia, no? «Ridotti i posteggi in giardino: solo 20 auto, e con reali motivazioni. Restano ancora vari uffici altrui; vi abitano il parroco di San Marco, e dipendenti o loro parenti: mezza dozzina, contratti senza scadenza e diritto di recesso solo per l'inquilino, affitti che non dico. Ma precedenti a me». Adesso, però, giungeranno i cinesi, vero? «Un accordo fatto da Mario Resca. Sei anni rinnovabili, 500 metri a pian terreno, spazi bellissimi; in cambio di uno analogo, per l'Italia, in un museo a Pechino. Siamo alla ricerca di come conferire appeal al nostro turismo». Anche con le mostre: lei è una grande fautrice di quelle all'estero, mi pare. «Se non s'impoveriscono troppo i musei, i depositi hanno i materiali per provvedervi. E sono un formidabile veicolo di immagine. All'Avana, la nostra è stata la mostra da sempre più visitata; al Puskin di Mosca, 250 mila persone; oltre 200 mila a Brasilia. Tanti successi diplomatici. Nei musei italiani da cui proveniva quanto esposto in Giappone, dopo ci sono stati i1 25 per cento dei visitatori in più". Ora farò la nonna: tra 15 giorni avrò la terza nipotina. E organizzerò mostre: a Mosca e Parigi, in Cina, Cile, Argentina e Brasile». E le pressioni? Le ha sentite, me le racconta? «A Roma è un clima che si avverte, e non aggiungo altro». Il Polo museale ha tanti istituti; ma più d'uno soffre. «Per due anni, mi sono votata a Palazzo Barberini. Restano tremila metri quadrati al piano nobile, a disposizione del ministro della Difesa: poco usati, ha un senso? L'ex ministro Ronchey si rivolterà nella tomba. Poi due anni per Castel Sant'Angelo: usurato dalla folla, oltre un milione di visitatori, e non era nemmeno a norma. Con Maria Grazia Bernardini, cavate dalle casse e inventariate le 5.000 armi della collezione, invisibili da 40 anni e il progetto nel 2013 termina. Ho iniziato a risanare quello degli Strumenti musicali, nemmeno a norma, lo allestirà Pizzi. E c'è ancora tanto da fare: buon lavoro al mio successore». LA NOMINA Al suo posto arriva Daniela Porro al ministero dal 1985 come bibliotecaria Nuova soprintendente del Polo museale romano sarà Daniela Porro, piemontese, dal 1985 al ministero dove è entrata da direttrice di biblioteca, come la Uil lamenta. Ha trascorso gran parte della carriera al ministero, e attualmente era a capo del Museo delle tradizioni popolari; «il lavoro non mi spaventa» ha detto l'allieva di Calvesi e Fagiolo dell'Arco. Per lungo tempo ha diretto il servizio Tutela del patrimonio storico, alla direzione generale. Non ha molta esperienza come dirigente nella periferia del ministero, e delicati compiti l'attendono; è un dirigente storico dell'arte nel 2009, ha pubblicato libri e saggi su temi eterogenei: anche sulla Macchina di Santa Rosa a Viterbo, primo di una serie sulle feste e riti d'Italia (De Luca, 2011); ha curato mostre sulla moda, l'etnografia, il costume, e ricostruito quella a Roma del 1911.
Roma. Vodret: Conti a posto, musei pieni magli attacchi continuano
Rossella Vodret, soprintendente ai musei a Roma, si è dimessa dopo 3 anni di gestione. Ha lasciato l'appartamento di servizio senza averlo mai usato, trasformato in uffici della soprintendenza. Vodret ha parlato della sua gestione, affermando di aver abbattuto i costi e aumentato i visitatori delle mostre. Ha anche parlato della sua lotta contro le falsità e delle accuse di gestione disinvolta. Ha menzionato la mostra su Caravaggio, che è stata pagata solo 450.000 euro, e la riapertura di Palazzo Barberini. Vodret ha anche parlato della sua successione, Daniela Porro, che arriva dal ministero con esperienza come direttrice di biblioteca.
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