Ieri la Provincia lo ha consegnato agli enti pubblici proprietari Un autentico gioiello. Entrare a S. Francesco Grande, primo ospedale di Padova nel 1414, e ritrovarsi proiettati in una dimensione di pace e colore, è una sensazione unica. Sarà per la cromia rosata dei muri, per il biancore del giardino dove sono rimaste sepolte ancora antiche tombe, o per i fregi che riemergono qua e là dopo il restauro, ma l'impressione è che la storia che ha attraversato queste mura sia ancora qui a parlarci. Anche se il presente potrebbe riservare un dialogo senza risposta. In questo luogo che il presidente della Provincia Vittorio Casarin per primo nel 2001 volle rivitalizzare, intuizione pervicacemente portata avanti dalla presidente Degani, dovrebbe nascere il Museo della Medicina. Usiamo però il condizionale perché ieri quello che appare come il passo fondamentale della resurrezione, ovvero il passaggio di consegne tra la Provincia che ha pagato i lavori insieme al Ministero dei Beni culturali e la Regione, e la Fondazione Museo della Medicina che da oggi ha piena responsabilità sulla gestione dei muri, è in effetti il momento più delicato. Otto milioni di euro sono costati e sono durati quattro anni anche per il ritrovamento di alcune tombe che la Sovrintendenza ai Beni archeologici ha dovuto catalogare. Ma il futuro appare quanto mai nebuloso. Nel dicembre dell'anno scorso la Provincia ha deliberato il trasferimento del bene in comodato gratuito alla Fondazione, presieduta dalla stessa Degani, e nella quale figurano come soci la Regione, rappresentata da Luca Zaia, l'Usl 16 con il direttore generale Adriano Cestrone, l'Università con il rettore Zaccaria, il Comune con il sindaco Zanonato. Conclusi i lavori ieri a palazzo Santo Stefano è avvenuta la cerimonia ufficiale di consegna con assemblea e cda della Fondazione. La convenzione parla di una concessione in uso alla Fondazione per vent'anni. Ma il punto è: che cosa metterci dentro? La Fondazione non l'ha ancora deciso. Una cosa è certa. Dovrà accollarsi da subito la gestione. Da quella elementare delle bollette e delle tasse, fino a quella annosa della "gestione" compreso l'allestimento e l'arredamento, tenendo presente che il Museo costerebbe almeno 600mila euro l'anno e gli enti pubblici non hanno un euro in cassa. Ci vuole l'aiuto di un privato. Ma siamo al buio. La Provincia mesi fa aveva lanciato un bando a cui aveva risposto una grande società di formazione medica, interessata a portare nel palazzo il suo quartier generale, ovviamente qualche servizio (un bar, un negozio, concessi nel bando) accollandosi in cambio la gestione e proponendo un progetto di museo totalmente multimediale. È stato nominato un Comitato scientifico presieduto dall'ex rettore Milanesi per capire cosa fare entrare nel museo, ma nessuna decisione è stata presa e dunque da mesi non si possono dare risposte definitive a chi ha fatto l'offerta. Anche se l'orientamento sarebbe di bocciarla, compresa la parte "multimediale" dell'allestimento. A questo punto però di vedere solo parti del corpo umano in formalina potrebbe interessare a pochi o nessuno. Molto più interessante invece sarebbe portare la Biblioteca medica Finali dell'Università, o i disegni di Galilei, o addirittura la cattedra del teatro anatomico un richiamo unico per far visitare il palazzo. FUTURO INCERTO Il Comitato scientifico non ha ancora deciso che cosa metterci dentro. "La Fondazione si farà carico dell'allestimento, dell'arredamento, della dotazione informatica necessaria per ospitare le mostre all'interno del museo, degli spazi espositivi e non, del pagamento delle spese per tutte le utenze (riscaldamento, energia elettrica, acqua, gas, telefono e collegamenti Informatici) e alla copertura "di ogni e qualunque imposta diretta e indiretta inerenti all'attività svolta". Questo si legge nelle convenzione firmata con la Provincia. Ma la Fondazione prima di tutto dovrà decidere che cosa mettere dentro al vecchio ospedale. E ancora, dopo mesi di discussioni non ha trovato l'accordo. Bocciata soprattutto l'idea di un museo totalmente multimediale. Per ora c'e solo un contenitore vuoto.