Adriano La Regina: valorizzazione vuol dire conservazione altrimenti si va all'esaurimento delle potenzialità del bene. L'Italia è piena di esempi di svilimento" PERUGIA. E' sempre bene parlare di beni culturali, soprattutto ad alto livello, con accademici, istituzioni ed economisti, ma parlarne "oltre la crisi economica" oggi come oggi può diventare solo un esercizio di stile perché i beni culturali e artistici del nostro Paese dentro la crisi ci sono ormai da anni, troppi, ancor prima delle nostre aziende e del nostro sistema politico e al momento non si intravede per loro nessuna via d'uscita tanto è vero che la tavola rotonda organizzata dal Comune di Perugia e dalla Direzione Regionale del Mibac su come tutelare lo straordinario patrimonio culturale italiano non è stato altro che un susseguirsi di accuse, né poteva essere altrimenti, su come il patrimonio viene trattato nel nostro Paese. Una ricchezza mal sfruttata, molto maltrattata e soprattutto mercificata. Mario Torelli, già docente di storia dell'arte classica dell'Università perugina, se l'è presa con la visione esclusivamente economicistica di come i beni vengono gestiti. "Sembra" ha detto "che siano importanti solo i bookshop, dove si vende chincaglieria. O le mostre glamour. A questo si deve aggiungere anche il mito delle banche e delle Fondazioni bancarie che nei loro interventi cercano solo visibilità (il passaggio ha reso nervosamente ilare il presente presidente della Banca di Mantignana Mannelli n.d.r.) Se la crisi può diventare un' opportunità bisogna restituire la gestione delle cose antiche al suo ruolo di conoscenza, di bene essenziale per la comunità, non deve essere un bene solo da sfruttare" . Non è stato da meno Adriano La Regina, presidente dell' Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell'Arte. "Valorizzazione vuol dire conservazione altrimenti si va all'esaurimento delle potenzialità del bene L'Italia è piena di esempi di svilimento, a cominciare dal paesaggio che non è mai stato considerato un bene produttivo. Per non parlare dello svilimento dei beni monumentali". Ed ha portato come esempio il Palazzo dei Capitani del Popolo di Orvieto che, a suo dire, sarebbe stato meglio conservare come monumento invece di trasformarlo, con interventi invasivi di cristalli e vetri," in un palazzo per i convegni "quando c'erano disponibili caserme o fabbriche in disuso" . La Regina ha battuto molto sulla necessità di una nuova concezione etica dello sfruttamento dei beni, caratterizzata oggi da sprechi e spese inutili, invocando un ritorno all' austerità, intesa come sobrietà. Valorizzazione dei beni, secondo Pier Giovanni Guzzo, già soprintendente per i beni archeologici di Pompei, vuol dire manutenzione e informazione, vuol dire mettere a disposizione dei fruitori gli strumenti di comprensione del bene stesso perché solo in questo modo poi saranno in grado di difenderlo. Un dato più interessante emerso nell'incontro è quanto sia difficile sviluppare una collaborazione tra economisti e soprintendenze, tra valenza culturale ed economica. Parlano due linguaggi diversi. "Si può investire sui beni culturali" ha ricordato l'economica Alessandro Leon "ma ciascun settore segue le proprie logiche". "Si vales, bene est, ego valeo" (se stai bene anche io sto bene), il famoso saluto del soldato romano, è stato invece il divertente esordio dell'intervento dell'architetto Scoppola, direttore regionale Mibac. Un saluto, come ha detto, "che non userei mai incontrando un progettista perché se sta bene lui non sto bene io pensando a cosa sta meditando, magari un grattacielo in pieno centro storico. Invece dico: menomale che ci sono i vincoli altrimenti, come ha detto Galasso, saremmo immersi in una "fungaia di brutture".