Diana de Feo Senatrice del Pdl Componente Commissione istruzione e cultura Caro direttore, leggo con vera sorpresa un articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 10 ottobre scorso riguardo le audizioni in commissione cultura del Senato, alle quali io ero presente, del segretario generale del Mibac dottoressa Recchia, del direttore generale per l'archeologia Luigi Malnati e del sovrintendente di Napoli e Pompei, dottoressa Cinquantaquattro, intitolato: «Pompei: per i lavori al teatro romano spesi circa 7 milioni». Nel testo la seguente dichiarazione dell'architetto Antonio Irlando, responsabile dell'osservatorio del patrimonio vesuviano ed editorialista del Gazzettino Vesuviano: «Abbiamo ufficialmente appreso che per i discutibili lavori del teatro romano sono stati spesi 7 milioni e mezzo di euro, ma non conosciamo ancora i risultati dell'inchiesta della Procura della Repubblica di Torre Annunziata sulla regolarità dei lavori. Riceviamo numerose richieste di chiarimenti da parte di studiosi e giornalisti di tutto il mondo». Di tutt'altro tema gli incontri romani: «Il Grande Progetto-Pompei» da realizzarsi con 105 milioni di fondi europei. Del teatro grande si è parlato di sfuggita, per un minuto o due, e non si sono fatte cifre. Per la precisione, il costo del restauro è stato di 5,4 milioni e non 7,5. Un investimento duraturo, finalizzato a consentire la realizzazione stabile di stagioni teatrali all'aperto, in uno scenario di straordinaria suggestione e bellezza, destinate a promuovere la cultura, in sinergia con il Teatro San Carlo e a valorizzare, come accadde nel 2010 con il memorabile concerto diretto dal maestro Muti, trasmesso nel mondo intero con conseguente valorizzazione dell'immagine del sito archeologico. Per quanto concerne la procura di Torre Annunziata è stato effettuato il sequestro delle sole attrezzature sceniche al fine di verificarne consistenza e qualità. Bisogna aggiungere che la Procura non ha ricevuto istanze da parte della Soprintendenza di Pompei per la loro riutilizzazione. Se Antonio Irlando definisce «discutibili» i restauri, il professor Giuseppe Proietti, uno dei maggiori archeologi al mondo e già segretario generale del ministero, rispondendo ad alcune critiche dello stesso Irlando, ha dichiarato, in un comunicato del giugno del 2010: «Il teatro grande non è stato oggetto di scempio ma di lavori di funzionalizzazione e di adeguamento alle norme di sicurezza. Il progetto di restauro è stato elaborato e approvato dalla Soprintendenza di Napoli e Pompei e dal Cda dal 2003 e seguito, nella sua evoluzione, dalla commissione generale di indirizzo del ministero per i Beni culturali». Il progetto del 2003 del soprintendente Pietro Guzzo, era passato al vaglio dell'allora sovrintendente regionale e poi direttore generale per l'archeologia Stefano De Caro, dal suo successore Gregorio Angelini, da Maria Rosaria Salvatore, dallo stesso Proietti. L'esecuzione dei lavori, dopo regolare gara, fu affidata a una ditta accreditata sotto il controllo di un architetto appartenente alla stessa soprintendenza. Evidentemente il parere di un tal numero di specialisti viene considerato inattendibile dall'architetto Irlando. I temi delle audizioni, durate in totale 4 ore, sono stati diversi. La dottoressa Recchia ha illustrato i primi cinque progetti, finanziati dall'Unione europea, a partire dal piano della conoscenza del sito e dei problemi ambientali Oltre a quello, fondamentale, della manutenzione straordinaria e ordinaria. Su questo punto, da parte di tutti i membri della Commissione, sono stati posti una serie di interrogativi ed è stata espressa l'urgenza dell'istituzione di squadre di operai, specialisti, mosaicisti e restauratori. Anni fa a Pompei erano 90 ora sono solo 5, malgrado la società Ales del Mibac disponga di manodopera adatta. La soprintendenza si e giustificata affermando che i fondi europei non possono essere impiegati per tali spese, ma i quaranta milioni in cassa della soprintendenza possono essere impiegati: possono essere impiegati per la manutenzione delle domus. Il senatore Villari, ex sottosegretario con delega a Pompei, ha dichiarato: «La soprintendente dimentica forse che nell'ottobre del 2011 le ho inviato la nota dell'ufficio legislativo del ministero sulla possibilità di avvalersi dei lavoratori della Ales mediante affidamento diretto dei servizi di manutenzione. E trascorso un anno e nulla è stato fatto per la salvezza del sito archeologico». Queste sono le notizie vere che il direttore del Gazzettino Vesuviano potrebbe comunicare a giornalisti e studiosi di tutto il mondo.