Caro direttore, mi auguro sia una clamorosa svista quella che estenderebbe ai Beni Culturali la "semplificazione della regolamentazine" degli atti amministrativì, norma che il governo si appresterebbe a varare questa settimana. Come lucidamente e drammaticamente ha denunciato su Repubblica di ieri Salvatore Settis, con questo provvedimento si potrebbe "ristrutturare" (non restaurare) una villa del Palladio o vendere un dipinto di Raffaello semplicemente inviando una autocertificazione alla competente Soprintendenza; se in 60 giorni non si avesse una risposta, entrerebbe in gioco il nefasto principio del silenzio-assenso e la villa di Palladio potrebbe essere trasformata in appartamenti. Il lavoro delle Soprintendenze, già gravemente compromesso dalla mancanza di personale scientifico, si ridurrebbe a una affannosa "rincorsa" per bloccare abusi e soprusi e non consentirebbe invece quel lavoro positivo e propositivo che il nuovo codice, giustamente, affida alla Soprintendenza. Ma se di svista, ahinoi, non si trattasse, allora saremmo autorizzati a pensare a un disegno diabolico di reale smantellamento della tutela in Italia; e a ciò saremmo autorizzati dopo l'approvazione della legge delega sull'ambiente, dei cui effetti devastanti non tarderemo ad accorgerci. Ci appelliamo al Ministro Urbani perché il suo e nostro codice non sia ridotto, come Settis scrive, a carta straccia.