«ONOREVOLE ministro, signor presidente, vi esprimo la mia preoccupazione per una possibile invasione da parte del piccolo Stato de La Venaria Reale, meglio nota come Reggia, che forte dell'ultima annessione del parco La Mandria, sta ormai marciando con le sue truppe di reduci Savoiardi alla conquista di Torino...». La butta sullo humour il sindaco di Venaria, Giuseppe Catania, che per il compleanno della Reggia invia al ministro Ornaghi e al presidente Cota una lettera di protesta nella quale si ripropongono annose questioni di insofferenza «territoriale». Fuori dalla metafora degli «invasori», Catania ricorda gli «sgarbi istituzionali» dei quali, a suo parere, il suo Comune è stato vittima in più occasioni («Con il sindaco scrive nella parte dell'ospite, spesso poco gradito») e invita ironicamente a considerare la Città di Venaria, già estromessa dal cda della Fondazione, come «il territorio in cui è inserita la famosa reggia e non viceversa». Sollecita quindi un programma di gestione condiviso «che non si limiti a merende sinoire, feste da ballo e gare podistiche» ma attiri eventi internazionali; un «grande progetto culturale e turistico del quale la Città di Venaria sia parte attiva e non solo spettatrice o uditrice senza diritto di voto». La lettera è accolta con «stupore e dispiacere» dal direttore della Reggia, Alberto Vanelli, che risponde: «Il Comune di Venaria è essenziale e il sindaco è sempre gradito anche quando non è invitato. Lo aspettiamo sabato e domenica per festeggiare con noi. (c. car.)