L'ODISSEA del parco dell'Acquasola, al centro di una battaglia ambientale e giudiziaria che si trascina da anni contro il progetto di un autosilos sotterraneo, diventa anche un caso pilota a livello nazionale. Per la prima volta in Italia, la procura della Corte dei Conti contesterà un danno erariale derivante da quello che può essere interpretato come uno «spreco di Beni Culturali», nello specifico i platani abbattuti seppur in buona salute e poi la ferita inferta dal cantiere ai giardini storici realizzati, agli inizi del 1800, su disegni dell'architetto Carlo Barabino. L'inchiesta coordinata dal procuratore capo Ermete Bogetti, nei giorni scorsi ha visto concludersi una fase importante. Quella della stima del presunto danno erariale. La cifra si aggira attorno ai due milioni e mezzo di euro, e comprende varie voci, la principale è quella della lesione al Testo Unico dei Beni Culturali e poi quella del danno ambientale (di nuovo una rarità per il nostro paese). Ora inizia la seconda parte delle indagini, per l'individuazione dei possibili responsabili, da ricercarsi nei soggetti che ricoprono cariche negli enti locali e negli uffici ministeriali. Per arrivare a definire l'ammontare dello danno inferto al patrimonio pubblico, il procuratore Bogetti si era affidato, da un lato ad una serie di accertamenti svolti dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria, con i quali collabora da anni, e poi all'architetto Angela Comenale, insegnante del Marsano, la scuola professionale per l'agricoltura. L'architetto Comenale aveva in precedenza ricevuto un incarico di consulenza, sempre sull'Acquasola, dal pm Francesco Albini Cardona, titolare del fascicolo penale che è già arrivato alla fase della chiusura indagini con il sequestro del cantiere ancora in atto. Tra i reati contestati, l'abuso, ma soprattutto la violazione dell'articolo 170 del Codice dei Beni Culturali che punisce chiunque destina i beni culturali dello Stato ad un uso «incompatibile con il loro carattere storico od artistico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrità». Nelle motivazioni con cui la Cassazione aveva confermato il sequestro, il parco era stato definito «monumento vivente». Sul registro degli indagati sono finiti l'attuale direttore regionale dei beni culturali e paesaggistici Maurizio Galletti per il suo ruolo di Soprintendente ai Beni Artistici e Architettonici nel 2004; avviso anche al suo successore Giorgio Rossini, andato in pensione a luglio; e poi la funzionaria della Soprintendenza Rita Pizzone e il direttore del settore «riqualificazione urbana e politiche della casa» del Comune Giorgio Gatti. Il primo avviso di aveva raggiunto Maria Teresa Gambino, manager di Sistema Parcheggi, la società che voleva realizzare il park sotterraneo. Domani, intanto, dalle 10 alle 19.30, i giardini dell'Acquasola ospiteranno una serie di eventi (dibattiti, musica, stand di prodotti naturali) organizzati dal Comitato che in questi anni si è battuto contro il progetto.
LIGURIA - Acquasola, uno spreco da due milioni e mezzo. La Corte dei Conti quantifica il danno. "Lesione al patrimonio culturale"
La procura della Corte dei Conti sta contestando un danno erariale derivante dal progetto di un autosilos sotterraneo al parco dell'Acquasola. La cifra del presunto danno si aggira intorno ai due milioni e mezzo di euro. La procura ha concluso una fase importante dell'inchiesta, quella della stima del danno erariale. Ora inizia la seconda parte delle indagini per individuare i possibili responsabili. Tra i reati contestati, l'abuso e la violazione dell'articolo 170 del Codice dei Beni Culturali. Sono stati avvertiti diversi funzionari e imprenditori coinvolti nel progetto. Il parco dell'Acquasola è stato definito monumento vivente dalla Cassazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo