La Corte dei conti contesta il danno ambientale. Tremano i costruttori e chi ha autorizzato il taglio degli alberi Danno ambientale, ai beni culturali dello Stato e al Comune. Il totale fa due milioni e mezzo di euro che la Corte dei conti è pronta a chiedere per il park dell'Acquasola, che non è mai nato, ma ha lasciato uno scempio e un'area verde abbandonata. Uno scandalo infinito che si trascina da 19 anni, tra denunce, tangenti, inchieste, indagati eccellenti, sentenze del Tar e della Cassazione. Tutto e il contrario di tutto. Ora, dopo una lunga indagine della Guardia di finanza, il procuratore regionale Ermete Bogetti ha tirato la prima conclusione, prendendo spunto dalla dettagliata perizia tecnica, affidata all'architetto Angela Comenale dell'istituto Agrario "Marsano" di Sant'Ilario. Una batosta: due milioni e mezzo di danni. Colpisce che viene contestato il danno ambientale, novità assoluta in Liguria e con pochi precedenti in Italia, ma a questo punto l'Acquasola potrebbe diventare un caso nazionale per «violenza al territorio». Mancano ancora i nomi degli indagati dalla magistratura contabile, ma è questione di qualche settimana, il tempo di consentire agli inquirenti di accertare le responsabilità dei tecnici e dei politici. Poi verranno spediti gli atti di citazione con la richiesta dei risarcimenti. Saranno ingenti e qualcuno trema già; tra questi potrebbero esservi alcuni amministratori del Comune che, nel corso degli anni, hanno dato il via libera al silos da 400 posti. E evidente che gli accertamenti della Corte dei conti prendono spunto dall'inchiesta penale, affidata al pubblico ministero Francesco Albini Cardona, che indaga dal 2010 e aveva bloccato il cantiere, ravvisando la violazione dei vincoli paesaggistici e ambientali. Già cinque gli indagati eccellenti. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato Maurizio Galletti, direttore regionale dei beni culturali e paesaggistici, e capo di tutti i sovrintendenti. «Sono sicuro di non aver espresso alcun parere decisivo sul taglio degli alberi - ha commentato di recente - e mi chiedo da quando è la giustizia penale a pronunciarsi sul pregio delle piante». In precedenza erano già finiti nei guai l'ex soprintendente Giorgio Rossini, la funzionaria Rita Pizzone, il direttore del settore «riqualificazione urbana e politiche della casa» in Comune Giorgio Gatti. La funzionaria era rimasta coinvolta perché aveva messo la firma su uno degli ultimi ma decisivi atti dell'Acquasola, il nullaosta che diede il via al cantiere: le era stato contestato un capo d'imputazione emblematico della vicenda, l'abuso e la violazione dell'articolo 170 del codice dei Beni Culturali. Punisce chiunque destina i beni culturali dello Stato a un uso «incompatibile con il loro carattere storico od artistico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrità». Il primo avviso di garanzia era stato invece inviato a Maria Teresa Gambino, l'amministratrice di "Sistema Parcheggi", la società che doveva costruire il park grazie a un accordo risalente a oltre venti anni fa. La società ha ribadito in più occasioni di essere in regola e di aver operato con le autorizzazioni del Comune e della Soprintendenza, scaricando eventuali responsabilità di danni ed illeciti nell'interminabile vicenda. Ma l'inchiesta della Corte dei conti ha preso spunto anche dalla sentenza della Cassazione che nel novembre scorso ha confermato il sequestro del cantiere e l'estrema unzione al progetto. «Il diritto di tutti a godere di uno spazio verde è più importante dell'interesse di pochi. L'uso che viene fatto del parco può essere considerato incombente con il carattere storico del bene, e ne pregiudica la conservazione e l'integrità». I danni fatti all'Acquasola valgono due milioni e mezzo. E qualcuno dovrà risponderne.