Sant'Anastasia. Alle nove di mattina la ruspa del Comune prende a morsi il muro di cinta della villetta fuorilegge. Poi butta giù il solaio. E la cancellata. Fuori, lungo il viale delle Acacie, la giovane figlia dei proprietari urla e tenta di scavalcare le transenne. La fermano i carabinieri. E i vigili urbani, presenti in massa sul posto. La casa è tutta bianca, con le serrande scure. 600 metri quadri. 300mila euro, il valore. Su due livelli. Senza licenza. Otto violazioni ai sigilli. Obbligo di firma per chi li ha violati. Abusiva è abusiva, senza un minimo di dubbio. Agostino Savarise e la moglie Carmela Esposito hanno cominciato a costruirla su un terreno di loro proprietà quando ormai erano da tempo scaduti tutti i termini per il nuovo condono. Insomma, va abbattuta per forza. Nonostante le proteste. E le urla. E le lacrime. E perché diavolo ve la prendete solo con noi. È da abbattere. Come le altre sette abitazioni individuate da una delibera dell'amministrazione comunale. Per queste altre si procederà con le ruspe nei prossimi giorni. «E non saranno operazioni tranquille», avverte Luigi Maiello, assessore alla legalità, presente in viale delle Acacie insieme al sindaco Iervolino, al procuratore capo Izzo e all'assessore regionale Marco Di Lello. Viale delle Acacie è tutto fuorilegge. Questa è un'area a due passi dal parco. Il parco sfregiato. Offeso. Violato. E piove. Sullo sfondo, si fa opaca la vista del Vesuvio che distratto osserva e tace. Tutt'intorno, è una pioggia di cemento e calce scostumata. Mille case e casette, che si arrampicano verso la vetta. Sono abusive. Tutte. Però in gran numero condonate. O in attesa di condono. Qui, in viale delle Acacie, invece no, non c'è condono che tenga. E straccia tutto, la grande ruspa. Odore di calcinacci, come dopo un terremoto. Finchè a mezzogiorno giunge un fax ai vigili urbani: il presidente del Tribunale amministrativo regionale fa sapere di aver accolto la richiesta dei proprietari che chiedono di presentare ulteriore documentazione. Si ferma la ruspa. Si asciugano le lacrime. Si concedono tre giorni di tempo per i chiarimenti del caso. Insomma, è stop. Anche se temporaneo. Commenta l'assessore Di Lello: «Quell'edificio è una violazione di legge. Si può perdere un po' di tempo, ma il suo destino è segnato. Ormai è stato fornito un quadro di regole certe: sul Vesuvio non si può costruire più, ormai non c'è alibi per nessuno». E l'assessore Maiello: «Questi proprietari mi fanno pena: sono povera gente, che ha seguito con caparbietà consigli sbagliati. Ma non si può derogare. Stamattina qui c'è lo Stato, che ha fatto valere i diritti della legalità». Sì, giusto. Però tutt'intorno quel cemento grida il contrario. E urla di licenze mai ottenute, di camere e interi piani innalzati senza regole. Abusivismo «di necessità»? Già il termine è spia di una tolleranza procrastinata nei decenni, che spesso ha tracimato nei campi estesi della connivenza. Sant'Anastasia è area devastata, come è più delle altre zone circostanti. Tre condoni (1985, 1994 e 2003) non hanno sanato la piaga, ma piuttosto incentivato le tentazioni. Oggi sono più di duemila le pratiche di condono edilizio da esaminare. In tre anni ne sono state vagliate meno di quattrocento. Quanto ci vorrà per espletare l'ingrato compito? «Ci siamo dati due anni di tempo», assicura il sindaco, Vincenzo Iervolino, che è della Margherita e guida una giunta di centro-sinistra.
Villetta sul Vesuvio, il Tar ferma le ruspe
A Sant'Anastasia, in una zona a due passi dal parco, la ruspa del Comune ha iniziato a demolire una villetta fuorilegge. La casa, di 600 metri quadri, vale 300mila euro, ma è stata costruita senza licenza. I proprietari, Agostino Savarise e Carmela Esposito, hanno iniziato la costruzione quando ormai erano scaduti tutti i termini per il nuovo condono. I vigili urbani e i carabinieri sono presenti sul posto e la giovane figlia dei proprietari è stata fermata per tentare di scavalcare le transenne. La demolizione è stata fermata per tre giorni per presentare ulteriore documentazione. L'area è devastata e si tratta di un esempio di abusivismo edilizio.
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