La villa romana di Toscolano Maderno, nel piazzale Santa Maria del Benaco, vicino alla cartiera, cerca quattrini. Servirebbero in particolare 300mila euro per realizzare le coperture sopra le nuove sale, che gli ultimi scavi hanno riportato alla luce, ma anche esposto alle intemperie. Ora sono «protette» da teli, che ovviamente non bastano. Dopo i 250 mila euro spesi un paio di anni fa per realizzare la copertura del primo lotto, altri 100 mila sono serviti per effettuare gli scavi che hanno portato alla luce una serie di locali verso il lago, che tuttora sono appunto coperti da grandi teloni, aspettando i finanziamenti per un'adeguata tettoia. In questi giorni, con 40 mila euro, il comune sta ultimando la sistemazione dei percorsi interni, in modo da renderli fruibili anche ai disabili, consentendo loro di spostarsi senza problemi. Appalto vinto dall'impresa Marzadri di Tignale. Intanto la società milanese «Ambra conservazioni», pagata dalla Soprintendenza archeologica, sta restaurando i muri, in modo da togliere gramigna ed erbe. Ma l'obiettivo principale, adesso, è di completare la copertura. Occorrono 300 mila euro, che il sindaco Roberto Righettini egli amministratori stanno cercando di reperire in Regione (al momento bloccata da una serie di vicende giudiziarie) o alla Fondazione Cariplo. Anche Elisabetta Roffia, dirigente del Ministero per i beni e le attività culturali, che spesso fa una capatina per rendersi conto della situazione, si sta dando da fare per trovare i soldi. Gli antichi proprietari della villa di Toscolano, sorta nel primo secolo dopo Cristo, furono i Nonii Arrii, una potente famiglia che ebbe diversi consoli e generali con incarichi a Roma, Brescia e Verona, nonché in Asia, a Efeso, Nicea, Nicomedia e in Pannonia. Una importante famiglia romana. I primi resti sono comparsi nel febbraio 1967, in occasione degli scavi per la posa dei tubi della fognatura. In seguito all'intervento della Sovrintendenza, venne promossa una modesta campagna di ricerche, col ritrovamento di alcuni preziosi mosaici. La zona è stata recintata e protetta da una semplice copertura in plastica, sostituita (40 anni dopo) da quella definitiva. Ma per completare l'opera bisogna realizzare la seconda parte. Altrimenti i visitatori non potranno vedere le «nuove» stanze portate alla luce, coperte da enormi teloni, per evitare che il maltempo provochi danni irreparabili.