Via libera alla realizzazione dei lavori di integrazione, adeguamento e modifica degli impianti. Interventi per 1,3 min che saranno eseguiti da un'impresa del Palermitano. L'appalto se l'è aggiudicato la Coesi Srl di Gangi in provincia di Palermo, che ha offerto un ribasso pari al 27,2678 per cento. Gara per la realizzazione delle opere cosiddette d'integrazione del Museo regionale per un importo da un milione e 297 mila euro (compresi oneri per la sicurezza e servizio di progettazione esecutiva). Iter particolarmente travagliato, gestito dall'Urega (Ufficio regionale espletamento gare d'appalto) presieduto dal presidente Pippo Merlino (vicepresidente, l'ing. Giovanni Raffa). Stazione appaltante, la Soprintendenza per i beni culturali (responsabile del procedimento l'arch. Daniela Sparacino). Nella commissione di gara, oltre a Merlino e Raffa, l'arch. Santino Dell'Acqua (ente appaltante) e il dottor Lorenzo Musarra (verbalizzante). A contendersi l'appalto del Museo, 47 imprese (di cui tre sono state escluse per carenza della documentazione prevista dalla legge e dal disciplinare di gara). L'impresa che ha vinto, la Coesi, ha designato per la progettazione lo studio di architettura e ingegneria Litos di Santa Caterina di Villarmosa (Caltanissetta). Come si ricorderà, il bando (scaduto il 3 ottobre scorso) era scaturito dal provvedimento della Corte dei conti che si era pronunciata sui famosi fondi Po Fesr 2007-2013 rimasti a lungo congelati. Fondi dell'Asse III, obiettivo operativo 3.1.1, linea d'intervento 3.1.1.2 sub-museografico, per la progettazione esecutiva e realizzazione dei lavori di integrazione, adeguamento e modifica delle dotazioni e degli impianti preliminari all'apertura del nuovo Museo. I lavori, a questo punto, potrebbero partire già all'inizio del prossimo anno per concludersi in un altro anno e mezzo. L'importo complessivo dell'appalto è suddiviso così: 736 mila euro per impianti tecnologici, 254 mila per edifici civili e industriali, 295 mila per finiture di opere generali in materiali lignei. Ma facciamo un passo indietro nella storia, una storia antica, proprio da museo: era sindaco Antonio Andò quando si decise un appalto concorso per il teatro Vittorio Emanuele e per il Museo. Al Vittorio Emanuele fu chiamato l'architetto Roberto Calandra che chiese la collaborazione del noto architetto Carlo Scarpa; inversione di compiti per il Museo, dove fu dato incarico a Scarpa che si fece collaborare da Calandra. Con il passaggio di competenze fra Stato e Regione, si decise (piuttosto che mandare a gara quei progetti) di espletare appalti concorsi. Per il museo vinse il consorzio Italter e l'incarico fu affidato all'architetto Fabio Basile che si avvalse della consulenza di Gaspare De Fiore. E già si comprende che gli oneri di progettazione nel frattempo erano raddoppiati, ovviamente a carico del contribuente. Nella commissione giudicatrice era presente il sovrintendente di Catania Paolo Paolini, allora competente per il Museo di Messina. Il progetto Basile-De Fiore comprendeva anche un'ipotesi di ordinamento e allestimento museale che quando l'edificio fu consegnato al Museo, nell'89-90, non fu più ritenuto congruo dalla direzione che affidò a un suo dirigente, l'arch. Antonio Virgilio, il nuovo allestimento secondo l'ordinamento scientifico voluto dalla direttrice, dottoressa Francesca Campagna. Vent'anni fa. Ma l'infinita tela di Penelope continua: i solai incameravano acqua, i giunti arrugginiti non tenevano; problemi di dilatazione, di impiantistica, norme di sicurezza antincendio carenti, climatizzazione inadeguata, eccetera, eccetera. Siamo già nel secondo millennio. All'architetto Virgilio andato in pensione subentra il collega Gianfranco Anastasio che continua a misurarsi con questi problemi. Non è stata fatta valere la responsabilità decennale d'impresa sulle opere eseguite. Anastasio si dice ottimista e ritiene che entro un anno potrà essere agibile. Nel '90 infatti sembrava si fosse a un passo dall'apertura. Macché. Adesso si spera di poter finalmente sfruttare queste benedette risorse europee, fermo restando che il nostro caro museo ci è già costato dieci volte tanto e pure di più; e che dopo un quarto di secolo non vede lustro. Era il 1980, e da allora sono stati spesi oltre 30 miliardi di lire per un'opera che avrebbe dovuto essere inaugurata alla fine degli anni Ottanta e che sarebbe dovuta costare non più di 7 miliardi.